Per
ora il Professore voleva concludere l’esposizione del
modello formativo presentando la quarta fase, che era riferita
alla verifica migliorativa dei corsi di formazione.
Essa si può articolare efficacemente a tre livelli.
Un primo livello è d’interesse del docente e
si deve attivare in itinere, durante il corso per introdurre
subito miglioramenti.
Una verifica è nella discussione collettiva, nei chiarimenti
e nelle valutazioni proposte dai corsisti. Essi possono dare
informazioni utili sull’attenzione e sulle priorità
tematiche percepite dai partecipanti.
Un passaggio più strutturato è dato dai lavori
in gruppo, che consentono un maggiore approfondimento tra
i partecipanti e una formalizzazione del feedback da fornire
al docente.
Infine, quando è possibile, le esercitazioni dei singoli
corsisti permettono di formulare risposte personalizzate di
chiarimento e di approfondimento per i partecipanti.
Un terzo livello di verifica è quello più formale
della valutazione a fine corso. Tale verifica ovviamente non
sarà utile per il corso svolto, ma lo potrà
essere per i successivi, visto che l’intervento formativo
in Intercom prevedeva venti edizioni del corso.
In generale la verifica può riguardare il livello di
interesse del tema e la capacità espositiva del docente.
Infine il quarto livello è la verifica a distanza.
Lo scopo della formazione, ribadì il Professore, è
quello di trasmettere conoscenze utili a modificare positivamente
il comportamento operativo.
Nelle Organizzazioni conoscere non serve solo per sapere di
più, ma per essere migliori.
Sarebbe quindi stato utile prevedere, dopo un certo periodo
dall’effettuazione del corso, dei follow-up in grado
di richiamare le conoscenze e di verificare l’applicazione
al comportamento. D’altra parte la stessa osservazione
quotidiana dei collaboratori in Intercom, avrebbe dato utili
informazioni.
Il Professore disse che per quell’incontro aveva finito.
Erano passate due ore e doveva recarsi all’Università
per la lezione.
Mentre riponeva la dispensa e gli appunti che aveva preso
durante la lezione, Marco Santini non poté fare a meno
di notare, tra l’ammirato e il divertito, come il Professore
riusciva a far collimare l’esposizione esauriente dei
contenuti con il tempo previsto.
Il Direttore della Formazione di Intercom passò il
resto della giornata in riunioni di Direzione e nel disbrigo
della posta.
Da quando era arrivato il nuovo Amministratore Delegato, aveva
l’abitudine di fare tre volte alla settimana la riunione
dei Direttori, mentre prima venivano riuniti si e no due volte
al mese. Ma quello che Marco Santini più apprezzava
era la velocità e l’efficacia delle riunioni.
Si aveva la percezione non di chiacchierare, ma di discutere
e di decidere con il miglior contributo di tutti. Si stava
insomma applicando il principio della Qualità Totale
fondato sulla valorizzazione dell’intelligenza collettiva
per far funzionare al meglio le Organizzazioni.
Alle 19 Marco Santini lasciò l’ufficio a bordo
del suo scooter e si diresse a casa, dove l’attendeva
Alessandra, per uscire insieme.
La moglie di Marco Santini svolgeva il lavoro di redattrice
in una casa editrice che pubblicava libri d’arte e questo
le dava la possibilità di conoscere artisti e critici.
Le capitava pertanto frequentemente di ricevere inviti per
inaugurazioni di mostre, delle quali avevano redatto i volumi
di presentazione delle opere esposte.
Quella sera lei e Marco erano stati invitati all’inaugurazione
della mostra personale di un famoso pittore.
L’esposizione dei quadri era stata realizzata in una
bella sede di Corso Garibaldi, una vecchia casa di ringhiera
tipica di quella zona di Milano.
Marco Santini l’accompagnava spesso in queste occasioni
e Alessandra ne approfittava per sensibilizzarlo all’arte
visiva, di cui lei era appassionata. Dopo una certa resistenza
lui cominciò ad interessarsi, anche per allargare la
sua prospettiva culturale al di là dei temi professionali
e, diciamolo, dell’approfondita conoscenza del calcio.
D’altra parte, nella maggioranza dei casi, gradiva anche
le deliziose tartine che accompagnavano i cocktails.
Infatti, mentre stava conversando con il pittore, Alessandra
lanciò un’occhiata ammonitoria a Marco, che si
era allontanato troppo dai quadri e avvicinato troppo al tavolo
degli spuntini.
All’avvio della settimana successiva il giovane Direttore
della Formazione di Intercom si incontrò con Franco
Sacconi per quella che doveva essere l’ultima riunione.
Il Professore salutò cordialmente la segretaria che
gli portava il caffè e si intrattenne con lei per un
po’, mentre attendeva che Marco Santini finisse la telefonata
in corso.
Laura, la segretaria, conosceva Franco Sacconi per gli incontri
svolti in Intercom, ma soprattutto attraverso i commenti positivi
che il Direttore faceva nei suoi confronti. Fu quindi ben
contenta di intrattenersi con il Professore, considerando
decisamente positiva questa persona, che sapeva integrare
la sua professionalità con la cortesia e l’attenzione
verso gli altri.
Seduto al consueto tavolo di lavoro Franco Sacconi disse che
nell’incontro avrebbero parlato dell’ambiente
fisico in cui si poteva svolgere efficacemente la formazione.
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