SECONDA PARTE
Una storia di formazione aziendale e alberghi


Il Professore disse che ora, anche per rimanere nei tempi previsti del loro incontro, si poteva passare alla terza fase del modello formativo proposto: la conduzione in aula.
In questa parte avrebbe esposto quelli che erano i principi fondamentali del comportamento del docente, la gestione delle situazioni problematiche che si potevano creare e la focalizzazione sulla finalità centrale da perseguire.
Il Professore disse che in base alla sua esperienza, ormai pluridecennale, aveva definito un elenco di 5 principi, a suo giudizio utili in tutti i contesti, dalla formazione del top management alle lezioni universitarie.
Questo era l’elenco dei principi.

1. La cortesia. Ciò significa l’esclusione di ogni comportamento del docente che dia percezioni di arroganza, mancanza di rispetto dei corsisti, freddezza. L’aggressività, nelle sue varie forme, è sempre indicatore di debolezza.

2. La positività. Il compito del formatore è quello di credere e contribuire al miglioramento delle persone. Non si può quindi non essere positivi; occorre “vedere la bottiglia mezza piena” e credere nel valore del proprio lavoro.

3. L’autorevolezza. È l’espressione della professionalità del docente, in quanto consente ai corsisti di riconoscere l’utilità del suo contributo e di sentirsi rassicurati nelle iniziative di cambiamento della loro azione organizzativa, utilizzando le conoscenze acquisite.

4. La preparazione. Fondamentale è “ricominciare da capo” ogni volta, cioè preparasi sempre con cura, come se fosse la prima volta esperienza in aula. Ciò consente di non abbassare la guardia cadendo nella routine e di migliorare continuamente, con grande vantaggio per sé e per gli altri.

5. Humor. Un docente “musone” non funziona nella comunicazione. Se si vuole trasformare i corsisti in un “hot group”, un gruppo caldo, che lavora bene insieme con entusiasmo, bisogna trasmettere calore e simpatia. Un ottimo espediente è concedersi dell’autoironia, che rende simpatici. Attenzione invece all’ironia, che può generare forte antipatia.

Il giovane Direttore della Formazione di Intercom, rimase sorpreso della sistematicità e della semplicità di quelle indicazioni fondamentali per il comportamento del docente in aula.
Il Professore parve leggergli nel pensiero e gli disse che, contrariamente a quanto si crede, la qualità in ogni cosa è data dalla semplicità essenziale e non dalla complessità indistinta.
Gli ricordò una frase di Bruce Lee, che non fu solo un famoso attore, ma anche un innovatore nelle arti marziali, una frase che lui citava spesso nei corsi di formazione manageriale: “La qualità è ogni giorno qualcosa di meno, non qualcosa di più. Sbarazzati di ciò che non è essenziale”.
Marco Santini ammirò la capacità del Professore di “sintetizzare l’essenziale” e si preparò di buon grado ad ascoltare l’ultima parte dell’esposizione.
A proposito di arti marziali, disse il Professore, anche in aula qualche volta bisogna affrontare dei combattimenti, nel senso di risolvere delle situazioni problematiche.
La prima situazione critica è quella che si genera quando ci sono persone o gruppi di corsisti poco comunicativi. Non succede spesso, se si è fatto quanto finora esposto, ma nel caso che ciò avvenisse il problema è cercare il contatto con i corsisti, attraverso domande utili a farli interloquire e magari intuire le ragioni del distacco. La relazione con i discenti è prioritaria rispetto all’esposizione del contenuto, che altrimenti sarebbe come un seme che cade su un terreno arido.
La seconda situazione problematica è quando invece i corsisti, e soprattutto qualcuno di loro, sono troppo loquaci.
Spesso succede che chi eccede negli interventi voglia mettersi semplicemente in mostra.
La gratificazione può essere un sedativo, non certo il contrasto, magari accompagnata da una “regia” che chiama a intervenire anche gli altri partecipanti.
Infine la terza situazione problematica è quella della ingovernabilità del gruppo. Se dipende da cause interne forse non sono stati applicati bene i 5 principi di comportamento del relatore.
Nel caso specifico occorre quindi riprendere un comportamento allineato a questi principi, magari aiutato dalla mobilità in aula, stando in piedi, avvicinandosi ai vari corsisti, e modificando il tono della voce per attirare l’attenzione.
Certamente per quest’ultimo problema anche l’uso degli audiovisivi può essere importante.
Il Professore disse infine che tutto il lavoro di progettazione, preparazione e conduzione d’aula doveva mirare a trasformare il gruppo discenti/docente in una “comunità di apprendimento” fortemente energetica, motivata e in grado di scambiarsi al meglio conoscenza ed esperienze.
La “comunità didattica” realizzata durante i corsi sarebbe stata utilissima per dare un contributo alla realizzazione della “comunità organizzativa” di Intercom, finalizzata a perseguire la Via della Qualità e dell’Eccellenza, con persone e reparti altamente preparati ed efficacemente integrati.
Per realizzare questo obiettivo anche “l’ambiente fisico” dove svolgere i corsi dovrà essere adeguato, ma di questo se ne sarebbe parlato nell’incontro successivo.


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La conduzioni
in aula