SECONDA PARTE
Una storia di formazione aziendale e alberghi


Dopo la pausa caffè Franco Sacconi proseguì nella sua esposizione affrontando la fase della preparazione della lezione, la seconda nel modello di processo formativo che stava spiegando.
Il Professore disse che la preparazione della lezione era un elemento fondamentale della qualità della formazione. Niente sarebbe stato più negativo della percezione data ai partecipanti di un corso preparato sommariamente, introdotto da un’esposizione approssimativa e disordinata.
Marco Santini non ebbe difficoltà a credere alle affermazioni del Professore. Ricordava benissimo quanto le sue lezioni all’Università si distinguessero per sistematicità e preparazione.
Tra l’altro gli studenti apprezzavano il Professore anche perché le sue esposizioni, oltre ad essere piacevoli, erano così chiare e ben supportate da schemi che l’apprendimento risultava molto facile.
Il professore gli disse di ricordare una famosa affermazione di Sun Tsu, uno stratega cinese, che aveva scritto “L’arte della guerra”, un libro adottato per i suoi contenuti di tattica e strategia nelle migliori scuole di management.
Il giovane Direttore della Formazione Intercom non la ricordava, ma sapeva che il Professore era anche maestro di arti marziali e cultore di studi orientali, che utilizzava poi efficacemente utilizzare per la sua attività di formatore.
Franco Sacconi infatti gli disse di tener presente il detto “Combatti dopo aver vinto”. Nella normale attività professionale ciò significava predisporre tutte le condizioni per il successo delle proprie iniziative.
Quindi la preparazione della lezione introduttiva ai corsi Intercom doveva essere altamente curata.
A questo proposito gli diede alcune concrete indicazioni.
La relazione introduttiva è naturalmente il punto di partenza del corso, che “apre il rapporto” tra docente e corsisti. È un primo momento della verità in cui i clienti, si direbbe nel management del servizio, vengono in contatto con l’organizzazione attraverso chi la rappresenta e si formano le prime percezioni, che poi si potranno più difficilmente cambiare.
Il primo consiglio è pertanto quello di entrare in contatto con i partecipanti, presentandosi e presentandoli. È questa un’operazione di apertura del corso che prepara al rapporto interpersonale e fornisce al docente informazioni utili sulla composizione dell’aula.
Il Professore ricordò a Marco Santini l’affermazione di un vecchio educatore, che alla domanda di un giovane insegnante su cosa fosse più importante nell’insegnamento del latino, lui rispose che era innanzitutto importante conoscere lo studente.
Certo poi occorre conoscere il latino, disse il Professore.
Il secondo consiglio è quello di dare informazioni sul progetto di trasformazione aziendale di Intercom alla ricerca della Qualità e dell’Eccellenza. Ciò avrebbe dato ai partecipanti il senso dell’iniziativa di formazione, grazie al suo inserimento in una visione di cambiamento più ampia.
Ne consegue, continuò il Professore, il terzo consiglio, che è quello di favorire nei corsisti la percezione del valore dell’attività formativa, collegandola strettamente al miglioramento della qualità del loro lavoro e dei prodotti/servizi erogati da Intercom.
Tale percezione del valore risulta anche importante come condizione, e questo è il quarto consiglio, della creazione di interesse, che occorre creare subito tra i partecipanti al corso.
Vanno quindi presentati i contenuti più stimolanti del corso, in grado di rispondere alle esigenze conoscitive ed alla curiosità delle persone, e ciò va fatto anche con l’adozione di tecniche a loro volta attraenti. Una battuta per la creazione di buon umore nel gruppo può rivelarsi molto opportuna.
Infine l’ultimo consiglio è dato per creare la percezione di controllo del docente sul corso.
Grazie alla preparazione preventiva il docente deve muoversi a suo agio in aula dando appunto l’impressione di controllare bene “il territorio”. Ciò non è espressione di dominio sui partecipanti, ma al contrario tende a dare loro rassicurazione e sicurezza, facendoli sentire in “buone mani”.
Marco Santini cominciò a ritenersi una persona fortunata. Il Professore infatti gli stava spiegando non solo i contenuti, ma anche i modi per avere successo nell’azione formativa; in una certa misura gli spiegava i “trucchi”, che lo avevano portato ad essere uno stimato formatore.
Seguì pertanto con più interesse l’esposizione successiva, quando il Professore gli spiegò come articolare il corpo centrale della relazione introduttiva.
Il tasso di attenzione delle persone, disse Franco Sacconi, non può durare moltissimo e, comunque, il tempo di esposizione iniziale non può superare i 40/50 minuti nell’organizzazione della giornata formativa.
Occorre pertanto che la parte centrale dell’introduzione sia strutturata in tre parti.
La prima parte deve contenere argomenti nuovi di interesse per i partecipanti, legati alla loro esperienza quotidiana e possibilmente “raccontati” e non freddamente esposti.
La seconda parte va dedicata al “messaggio didattico principale” che si vuole dare.
A questo punto dell’esposizione vanno collocati i contenuti formativi più consistenti, quelli a maggiore valore aggiunto.
La formazione è trasferimento di conoscenze e tale operazione deve essere molto efficace, grazie ad un uso produttivo del tempo e delle risorse impegnate da parte dell’azienda.
Insomma la formazione deve effettivamente accrescere il livello delle conoscenze.
Infine la terza parte del corpo centrale della relazione introduttiva può comprendere informazioni complementari al messaggio didattico principale, sicuramente utili per la completezza informativa.
Il Professore concluse dicendo che c’è anche la parte finale dell’esposizione formativa.
Essa serve innanzitutto a “reiterare il messaggio” con la sintesi dei temi formativi affrontati, e a chiedere ai partecipanti ciò che è stato di loro maggiore interesse, per fare un’ulteriore focalizzazione.
Sarebbe poi stato utile concludere la lezione dando una sintetica bibliografia e sitografia per approfondire il tema. Così si possono aumentare le conoscenze di chi è più interessato al tema, ed anche confermare la percezione di autorevolezza professionale del docente.
Marco Santini si accorse che l’esposizione del modello per il processo formativo stava occupando parecchio tempo, e così comprese perché il Professore gli aveva proposto di tener libera l’agenda per due ore.
Chiese quindi alla segretaria di portare cortesemente un’altra bevanda, ma il Professore espresse il desiderio di prendere qualcosa al bar del pianterreno per fare due passi.
Scesero i due piani delle scale e entrati nel “Roxy Bar” ordinarono, tanto per cambiare, due caffè d’orzo.
Mentre risalivano Franco Sacconi affrontò l’ultimo argomento della preparazione della lezione: la predisposizione della dispensa, il supporto didattico.
A Marco Santini era nota l’attenzione del Professore per i testi scritti. Anche all’Università il Professore preparava delle dispense molto curate, che raccoglievano i lucidi utilizzati e li integrava con parti da compilare.
Mentre rientravano in ufficio il Professore stava spiegando, anzi ricordando al suo ex-studente, l’importanza di un’affermazione giapponese usata nel Total Quality Management che sosteneva di “pensare con le mani”.
Ciò in sostanza voleva dire lavorare anche “fisicamente” all’apprendimento, integrando il testo, scrivendo e schematizzando quanto veniva comunicato.
La dispensa doveva rispondere a questa esigenza ed anche alla possibilità di avere a disposizione dopo il corso, un testo di riferimento per un ripasso delle conoscenze, in quanto il ricordo tende ad affievolirsi. Del resto quanto imparato nel corso doveva essere utilizzato quotidianamente nell’attività operativa in Intercom, generando nuovi comportamenti organizzativi in grado di costruire la nuova visione di Qualità ed Eccellenza aziendale.
Naturalmente, aggiunse il Professore, il testo andava preparato sia su materiale cartaceo che informatico.


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La preparazione
della lezione