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SECONDA PARTE
Una storia di formazione aziendale e alberghi
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Franco Sacconi estrasse dalla sua cartella un fascicolo intitolato
“Percorso per l’Eccellenza delle Organizzazioni”
e ne diede come al solito una copia già pronta a Marco.
Vista la finalità della formazione e il collegamento
con la nuova visione aziendale, ora si rendeva necessario
individuare i contenuti formativi, di sostegno al cambiamento
aziendale.
L’esigenza infatti di percorrere la Via della Qualità
e dell’Eccellenza e la necessità di acquisire
quella competenza così globale rendevano necessario
progettare dei contenuti formativi adeguati.
Il Professore disse a Marco che ciò che gli avrebbe
presentato era il frutto di un’elaborazione continua
nel tempo delle sue esperienze formative, ma anche manageriali.
In sostanza il Percorso per l’Eccellenza delle Organizzazioni
che aveva definito, era stato sperimentato con successo in
molti contesti organizzativi e aveva promosso la diffusione
di mentalità, metodi e strumenti finalizzati alla crescita
della Qualità Aziendale.
I contenuti formativi potevano essere trasmessi efficacemente
in due giornate consecutive d’aula e poi rinforzati
con un lavoro di coaching individuale o in piccoli gruppi,
per aiutare i corsisti ad applicare le conoscenze agli specifici
contesti professionali.
Marco Santini chiese al professore di mostrargli i contenuti
del Percorso e questi gli rispose che lo avrebbe fatto volentieri
ed in modo sintetico, per consentirgli di tornare a casa ad
un orario accettabile.
Con la sua consueta lucidità espositiva il Professore
gli disse che avrebbe esposto le sette fasi del Percorso per
l’Eccellenza delle Organizzazioni, a suo parere erano
le più adatte per lo sviluppo del personale di Intercom.
Il percorso infatti non era un programma rigido, ma doveva
essere utilizzato in logica “pull”, partendo cioè
dai passaggi più inerenti la realtà aziendale
considerata.
Poiché occorreva trasformare in risultati gli obiettivi
dell’Amministratore Delegato circa la cultura e la pratica
della Qualità, il Professore disse che il primo contenuto
formativo doveva mirare a diffondere in Intercom innanzitutto
i paradigmi della Qualità Totale, cioè un modo
di sentire, di pensare e di agire tipicamente fondato su valori
quali la riduzione dei difetti, l’attenzione al cliente,
l’importanza dei collaboratori, il coinvolgimento organizzato,
la formazione permanente.
Per diventare eccellenti occorreva poi introdurre l’approccio
delle Organizzazioni “stakeholders driven” guidate
cioè dai pubblici di riferimento, per fornire risposte
di valore alle loro aspettative.
Indicandogli un modello della Qualità del Servizio
gli spiegò che ogni pubblico aveva una valutazione
tra servizio atteso e servizio percepito da Intercom, e lo
scostamento tra aspettative e percezioni avrebbe dato il livello
di qualità assegnata ad Intercom da clienti, collaboratori,
fornitori e comunità.
Per realizzare la massima qualità, tutti i responsabili
in azienda avrebbero dovuto conoscere le aspettative dei clienti
e poi essere capaci di utilizzare queste informazioni nella
progettazione dei prodotti e dei servizi. Inoltre sarebbe
stato necessario avere il minimo scostamento tra il livello
progettuale e quello produttivo/erogativo.
Marco Santini si ricordò del precedente incontro in
cui si era parlato di capacità realizzativa e della
necessità di far corrispondere ad un buon progetto
una buona esecuzione.
Il Professore disse che poi occorreva un secondo step per
trasferire ai collaboratori di Intercom, dopo la mentalità,
anche i metodi e gli strumenti della Qualità e dell’Eccellenza.
Si sarebbe dovuto parlare dei metodi della Qualità
Totale e cioè del miglioramento continuo, del coinvolgimento
organizzato, della formazione permanente e del metodo PDCA.
Marco Santini gli chiese di spiegargli velocemente quest’ultimo
e il Professore gli disse che era semplicemente l’applicazione
rigorosa e diffusa del metodo scientifico. Cioè la
sequenza di pianificazione, azione, verifica e azione di standardizzazione
o miglioramento.
Applicato alle Organizzazioni, profit e non profit, questo
metodo permette una maggiore efficacia in quanto consente
di ridurre in tutto il ciclo la difettosità. Si programmano
obiettivi concreti con la missione e la soddisfazione del
cliente, si lavora al loro perseguimento, si verifica il loro
livello di realizzazione, e si introducono poi le standardizzazioni
o i miglioramenti necessari.
Questo approccio poteva essere un forte cambiamento rispetto
al passato, dove ci si atteneva a compiti ed indicazioni assegnati
da altri.
Erano necessari parecchi degli ingredienti prima citati per
la definizione del nuovo concetto di competenza, si pensi
alla capacità di miglioramento, al coraggio di sperimentare,
alla concretezza nella ricerca dei risultati.
Marco Santini cominciava ad intravedere in questa proposta
di contributi formativi del Professore la sua consueta coerenza
con i contesti e le finalità che lui apprezzava fin
dai tempi dell’Università.
Questa sua percezione fu rafforzata dalla presentazione del
terzo step formativo, mirato a diffondere la capacità
di gestione per priorità.
Il Professore spiegò che spesso le energie delle Organizzazioni
venivano praticamente disperse in attività non prioritarie.
Occorreva pertanto avere un metodo e una strumentazione utile
ad individuare i veri obiettivi prioritari ed a trasformarli
in risultati.
Anche questo step aveva molto a che fare con la necessità
di diffondere capacità realizzativa.
Inoltre nel lavoro di definizione delle priorità era
importante coinvolgere al massimo grado l’intelligenza
collettiva aziendale, cioè la collaborazione progettuale
e le conoscenze in possesso di tutti.
In particolare occorreva una strumentazione in grado da un
lato di raccogliere l’ampiezza dei contributi di idee
che i partecipanti al gruppo potevano esprimere e dall’altro
di portarli a concordare su aree omogenee di proposte per
arrivare ad alcuni obiettivi importanti da perseguire, in
grado di essere i migliori e i più condivisi. Ciò
lo si realizzava con il diagramma delle affinità.
Gli disse poi che la gestione efficace richiedeva che il lavoro
collettivo proseguisse nella definizione delle azioni in grado
di trasformare gli obiettivi in risultati. Gli parlò
del diagramma ad albero, che collegava coerentemente gli obiettivi
alle azioni individuate, sempre con il contributo collettivo.
Infine, concluse, occorreva utilizzare anche un terzo strumento,
la matrice di impostazione gestionale, compilando la quale
si poteva vedere e mantenere la coerenza tra obiettivi, azioni,
responsabilità, tempi e costi.
Marco Santini era decisamente interessato agli argomenti didattici
proposti da Franco Sacconi e immaginò quanto sarebbe
stata diversa Intercom con un uso diffuso di queste metodologie.
Il Professore lo richiamò all’attenzione presentandogli
i contenuti del quarto step formativo, intitolato la gestione
per processi.
Si trattava di un passaggio importante per l’innovazione
della Qualità Aziendale.
Occorre fornire ai dirigenti e ai collaboratori di Intercom
le conoscenze necessarie per passare da una logica centrata
sul compito e la funzione, quello che Marco Santini chiamava
riduttivamente di tipo amministrativo, ad una nuova logica
fondata sui processi/risultati. In questo caso non era solo
importante fare bene il proprio compito da soli (come persone
o reparti) ma ottenere tutti insieme degli importanti risultati.
Marco Santini pensò che questo metodo andava bene anche
nel calcio e, per associazione d’idee, si ricordò
che in serata davano in televisione la sua Inter che giocava
con il Real Madrid. Fu preso da un attimo di panico, temendo
che la riunione gli impedisse di essere a casa per tempo.
Per fortuna era venuto in azienda con lo scooter, che gli
avrebbe permesso di non trovarsi bloccato nel traffico serale.
Il Professore gli spiegò che il quarto step insegnava
a valutare i processi aziendali, a migliorarli, ad evitare
attività inutili, a gestire meglio il lavoro collettivo.
Con un certo sollievo di Marco passò al quinto step,
che era riferito alla costruzione del piano imprenditoriale.
Il Professore disse che il cambiamento di Intercom da azienda
tradizionale ad Organizzazione Eccellente, richiedeva la predisposizione
di una “mappa di navigazione” in grado di collegare
i valori, la missione e la visione futura dell’azienda
in una serie di obiettivi/azioni coerenti.
Naturalmente questo contenuto formativo è dedicato
ai livelli di responsabilità nella fase di preparazione,
ma la logica della Qualità e dell’Eccellenza
richiede che in azienda si costruisca una comunità
organizzativa, e cioè è possibile anche comunicando
i valori, la missione e le strategie aziendali.
La formazione ai manager per la realizzazione e l’implementazione
del Piano Imprenditoriale era naturalmente, a ben pensarci,
la condizione realizzativa, per concretizzare la visione dell’Amministratore
Delegato proposta nel famoso meeting di giugno.
Marco Santini prese atto della concretezza e della presumibile
forza applicativa degli approcci finora proposti dal suo ex-docente
per l’innovazione di Intercom e, con un minimo di opportunismo,
pensava che avesse finito l’esposizione, non ricordandosi
più che gli steps erano sette.
Guardò di sfuggita l’orologio e cono sorpresa
vide che non era tardi. Come sempre il Professore aveva concentrato
in poco tempo una serie consistente di informazioni.
Tranquillizzato rispetto alla possibilità di potersi
godere la partita, ascoltò con rinnovato interesse
l’esposizione finale di Franco Sacconi.
Questo gli disse che il sesto step era dedicato alla qualità
manageriale, cioè di quanti ai diversi livelli avevano
delle responsabilità gestionali.
In questo caso occorre quindi usare il termine manager in
senso anglosassone, estensivo rispetto alla definizione italiana,
quindi applicabile in modo diffuso in Intercom.
La formazione di tipo gestoniale ad un gruppo ampio di collaboratori
andava quindi realizzata con dei contenuti riferiti ai costanti
processi manageriali di comunicazione, di motivazione, di
responsabilizzazione e di guida dei collaboratori.
Questo avrebbe consentito di formare dei responsabili preparati
a gestire un nuovo rapporto con i collaboratori e in grado
di attivare le loro energie.
Un altro elemento importante della formazione dei responsabili
sarebbe stata la “modellizzazione” dei comportamenti
adeguati allo sviluppo professionale e personale.
Il Professore ricordò al giovane Direttore della Formazione
una frase spesso citata da uno dei padri fondatori della Qualità
Totale, un grande imprenditore che ricordava ai suoi manager
che “prima di fare i prodotti dobbiamo fare le persone”,
cioè dedicare una forte attenzione alla qualità
dei collaboratori.
Tutti i contenuti e i metodi indicati erano sicuramente una
“tecnologia organizzativa” che avrebbe sostenuto
la trasformazione di Intercom nella direzione voluta dall’Amministratore
Delegato.
Certo l’azione formativa poteva dare un contributo importante
a questa azione di cambiamento, che comunque avrebbe trovato
delle resistenze da superare e gestire.
Mentre pensava a questi aspetti del suo nuovo incarico, ancora
una volta Marco Santini fu richiamato all’attenzione
dal Professore che gli presentò i contenuti dell’ultimo
step formativo, che si chiamava: riconoscere e gestire il
cambiamento.
Marco Santini cominciò a pensare che Franco Sacconi
fosse riuscito a leggergli nel pensiero, ma mentre il Professore
esponeva il contenuto del settimo e ultimo step, si rese conto
che parlare di cambiamento era solo il proseguio logico di
un percorso che ormai lui e il professore condividevano.
Questi affermò che il nocciolo della questione era
introdurre la filosofia in azienda. Marco Santini ne fu sorpreso,
ma il professore sorridendo disse che la cosa sarebbe stata
certamente interessante, ma per ora l’affermazione gli
serviva per richiamare la famosa frase di Eraclito “tutto
cambia”.
Sfortunatamente, proseguì, le organizzazioni si burocratizzano
e rendono fermo e rigido ciò che era mobile e fluido,
come si dice anche nella arti marziali.
Marco Santini sapeva che il Professore non era certo un topo
di biblioteca, in quanto era maestro di karatè e per
molti anni lo aveva insegnato. Forse anche da quella disciplina
gli veniva tutta l’energia che dimostrava di possedere.
Franco Sacconi gli parlò sinteticamente dei contenuti
dello step formativo, mirati a riconoscere il cambiamento
ed a gestirlo come opportunità e non subirlo come problema.
Gli parlò delle varie modalità di cambiamento
organizzativo, ma rimase sulle generali dicendo che doveva
lasciarlo.
Marco lo ringraziò per le importanti conoscenze ottenute
durante l’incontro, che certamente avrebbero favorito
la sua attività di Direttore della Formazione, impegnato
nella realizzazione di un piano di apprendimento innovativo
per Intercom.
Aggiunse anche che gli era grato in quanto sarebbe riuscito
a vedere la partita dell’Inter.
Il Professore disse che sapeva della partita e del suo interesse
per il calcio; Marco divertito cominciò a pensare che
il Professore leggesse veramente il pensiero. Ma poi si ricordò
che ne avevano parlato all’Università, quando
lui ed altri studenti si presentavano il lunedì mattina
con la “Gazzetta” e il Professore, notoriamente
non appassionato di calcio, prendeva in giro benevolmente
la loro focosa tifoseria.
Marco Santini, mentre tornava a casa in scooter, fu grato
al Professore sia per il contributo che gli stava dando che
per la cortesia mostrata nel rispettare le sue esigenze di
tifoso.
A proposito forse inconsapevolmente aveva scelto di lavorare
alla Intercom, perché il nome dell’azienda gli
ricordava la sua squadra del cuore? Era una fortunata assonanza.
In serata si sarebbe doppiamente divertito nel vedere la squadra
e nel costringere il suo amico Antonio, juventino, a tifare
per l’Inter che giocava contro il Real Madrid. Altrimenti
lo avrebbe accusato di sentimenti antinazionali.
Tre giorni dopo Marco Santini incontrò di nuovo il
Professore e questi gli chiese subito come era andata la partita.
Lui rispose che l’Inter aveva vinto e anche per questo
era di buon umore.
In realtà, anche se ciò era vero, la sua motivazione
derivava soprattutto dalla rilettura delle schede del Professore
relative ai contenuti didattici che lo avevano convinto di
aver “centrato” la scelta della collaborazione.
Il Professore gli disse che ora avrebbe affrontato un’altra
parte fondamentale del Piano Formativo di Intercom.
Si sarebbe parlato della progettazione del processo di formazione
e della preparazione di un gruppo di formatori aziendali,
in grado di collaborare con Marco Santini alla diffusione
delle conoscenze utili per attivare le nuove competenze professionali
utili a condurre Intecom sulla via della Qualità e
dell’Eccellenza Aziendale.
Questa volta il Professore aveva portato delle sintetiche
dispense per l’autoapprendimento, affermando che potevano
essere utili per preparare il gruppo dei formatori.
Marco Santini apprezzò questo collegamento tra la definizione
dei contenuti formativi, la progettazione e la preparazione
delle modalità formative e colse l’occasione
per ripassare ed aggiornare le sue conoscenze universitarie.
Il Professore si mise quindi ad illustrare sinteticamente
il processo di formazione, che si sarebbe dovuto realizzare
per preparare il gruppo dei “promotori” della
Qualità e dell’Eccellenza di Intercom.
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