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SECONDA PARTE
Una storia di formazione aziendale e alberghi
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Di buon grado il Professore gli rispose. Innanzitutto gli
diede la definizione: capacità realizzativa è
saper trasformare giusti obiettivi in concreti risultati attraverso
validi processi gestionali.
Poi gli spiegò il significato di ogni termine della
definizione.
Capacità realizzativa è innanzitutto un saper
trasformare. Il verbo indica la dinamicità che i veri
realizzatori possiedono. Oggi, come ieri, non si è
realizzativi se non si cambia. Certamente il cambiamento può
essere di vario tipo; da un livello incrementale, a quello
focalizzato, a quello radicale, a quello totalmente innovativo.
L’Amministratore Delegato di Intercom certamente era
un realizzatore, in quanto voleva significativamente cambiare
l’azienda, introducendo nuove priorità attraverso
la cultura e la prassi della Qualità e dell’Eccellenza.
Il problema che aveva il Direttore della Formazione, era quello
di diffondere innanzitutto questo spirito di innovazione.
Proseguendo nella spiegazione della definizione il Professore
disse a Marco Santini che per giusti obiettivi si intendevano
obiettivi caratterizzati da una forte aderenza alla missione
aziendale e capaci di soddisfare coloro che erano interessati
alla loro realizzazione.
Questo allineamento con la vocazione aziendale e la capacità
di creare valore era certamente previsto negli obiettivi strategici
indicati dal top management. Anche in questo caso occorreva
favorire in tutti i livelli dell’Organizzazione, a cominciare
dal middle management, la capacità di individuare sempre
obiettivi con le due caratteristiche indicate.
Altro lavoro per la formazione innovativa, disse il Professore.
La capacità realizzativa naturalmente trova la massima
evidenza nei risultati concreti che un’Organizzazione
di qualsiasi tipo deve ottenere. Tali risultati devono essere
visibili e misurabili, per utilizzarli come indicatore del
livello di avanzamento sulla via della Qualità e dell’Eccellenza.
L’ultima parte di spiegazione della definizione riguardava
i processi gestionali. Con la solita chiarezza Franco Sacconi
spiegò al suo ex-studente, e ora cliente, che il processo
va inteso come una sequenza di azioni svolte costantemente
in un’Organizzazione per trasformare un input in un
output.
Anche nel caso nostro, disse il Professore, il processo gestionale
consente la trasformazione di un obiettivo in un risultato.
In concreto ciò significa progettare e realizzare processi
decisionali ed operativi efficaci in grado di ottenere il
massimo risultato.
In fondo era quello che stavano facendo, cominciando a ridisegnare
il processo di formazione innovativa di Intercom, per generare
un apprendimento diffuso, considerato la leva causale della
nuova cultura della Qualità e dell’Eccellenza
che si voleva introdurre in azienda.
Quella sera Marco a cena non resistette alla tentazione di
parlare con Alessandra del concetto di capacità realizzativa
che il Professore gli aveva spiegato.
Preso dalla foga della spiegazione quasi non si accorgeva
di mangiare uno dei suoi piatti preferiti, le lasagne ai frutti
di mare, che era anche il “piatto forte” della
cucina di Alessandra.
Come al solito la moglie lo aiutò a “sganciare”
dal lavoro cominciando a parlare del week-end che avrebbero
trascorso nella casa di Rapallo con una coppia di amici, andandovi
con il nuovo scooter.
Riuscì così a distrarre Marco, che oltre all’Inter
amava fare viaggi con questo mezzo, che gli dava una sensazione
di libertà ben diversa dal trasporto in automobile.
La serata si concluse con un’applicazione concreta del
concetto di capacità realizzativa, adottata da Alessandra,
che riuscì a trasformare il suo obiettivo di farsi
aiutare da Marco nei lavori domestici in un risultato concreto,
perché lui lo fece grazie alla validità dei
processi operativi della moglie, basati sulla persuasività
e sulla amabilità.
In Intercom tutto procedeva bene in quanto l’entusiasmo
e l’autorevolezza del nuovo Amministratore Delegato
avevano favorevolmente condizionato il clima aziendale. Si
era insomma creata la voglia di innovare e di cambiare. Era
questa sicuramente una condizione importante, ma occorreva
integrare tale energia positiva in un percorso di apprendimento
in grado di fornire gli approcci, i metodi e gli strumenti
della Qualità e dell’Eccellenza.
E così l’Ufficio Formazione si trovò al
centro dell’attenzione in quanto responsabile di questo
processo. Marco Santini, partecipando alle riunioni dei dirigenti,
percepì queste aspettative nei suoi confronti e decise
di accelerare il processo di progettazione e attivazione del
piano di formazione.
Chiamò al telefono Franco Sacconi chiedendogli la cortesia
di incontrarlo due volte alla settimana, per velocizzare la
preparazione delle attività.
Come era prevedibile il Professore aveva un’agenda densa
di impegni, ma voleva comunque rispondere alle aspettative
del Direttore della Formazione e suo ex-studente.
Gli propose quindi orari molto mattinieri e molto serali.
Dopo aver concordato gli incontri Marco Santini si ripromise
di chiedere al Professore la “tecnica” che gli
consentiva di lavorare così tanto ed efficacemente,
senza apparente fatica.
Pensava tuttavia di intuirlo, poiché lo si vedeva da
come parlava ed operava.
Certamente il “trucco” era una forte passione
per la propria attività, in cui si sommavano il senso
di scopo, il piacere di svolgerla, e una voglia costante di
apprendimento, sia attraverso lo studio che la pratica di
nuove esperienze e contesti professionali.
In base alla nuova agenda si incontrarono il martedì
successivo alle 8, e questa volta il caffè lo preparò
Marco perché la segretaria non era ancora giunta in
ufficio.
Il Professore aveva portato uno schema di una pagina. Osservando
più attentamente Marco vide che era una tabella. Chiese
di fare una fotocopia e il Professore ne estrasse una copia
dalla borsa, che aveva già preparato per lui. Marco
Santini si convinse ancora di più che la qualità
è fatta di particolari, ammirando la cura nello svolgere
la sua professione di Franco Sacconi, contemporaneamente capace
di individuare le migliori proposte strategiche e di preparare
i supporti operativi.
Il Professore chiese al Direttore della Formazione di Intercom
quale fosse la fondamentale leva causale della Qualità
e dell’Eccellenza che si voleva introdurre in azienda.
Marco Santini indicò le strategie aziendali e la loro
attuazione. Il Professore gli fece notare che la qualità
delle strategie e della operatività era naturalmente
collegata alla qualità professionale delle persone
che le avevano individuate e che avrebbero dovuto attuarle.
Era allora la Qualità delle Persone la leva fondamentale
della Qualità e dell’Eccellenza Aziendale.
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