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PRIMA PARTE
Una storia di impresa, meeting e alberghi
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Ora avrebbe affrontato i 10 punti della lista che riguardavano
lo svolgimento degli eventi.
Le informazioni che gli avrebbe fornito, supportate come sempre
da un testo scritto, contenevano indicazioni pratiche, che
nascevano dall’esperienza operativa.
Con la consueta chiarezza iniziò l’esposizione
sistematica dei 10 punti.
1. L’accoglienza. La percezione positiva
di un evento aggregativo inizia dall’accoglienza, che
deve essere particolarmente curata. Una buona accoglienza
infatti non solo fornisce un’iniziale buona immagine,
che si rifletterà su tutte le parti successive dell’evento.
Essa è anche importante per mettere a suo agio il partecipante,
risolvendogli le piccole ansie legate all’arrivo, alla
sistemazione, al muoversi in un ambiente nuovo. Occorre quindi
utilizzare personale preparato, collocarlo negli spazi adeguati,
che devono essere ben segnalati e identificati dall’immagine
coordinata dell’evento, già presente negli inviti.
2. La cura degli impianti audio e video.
Nell’esperienza concreta si è verificato che
degli incontri perfettamente progettati sono crollati rovinosamente
nella percezione di qualità a causa del cattivo funzionamento
dei microfoni e della videoproiezione, generando nervosismo
nei relatori e disattenzione (o commenti caustici) tra i partecipanti.
Non è pertanto mai sbagliato fare una verifica preventiva
e magari assicurarsi che ci sia personale disponibile ad intervenire
in caso di guasto.
3. La verifica preventiva degli allestimenti.
L’evento è innanzitutto immagine, che in buona
parte viene percepita attraverso la qualità degli allestimenti
della sala e degli spazi collegati. Anche in questo caso è
bene verificare la qualità e l’accuratezza del
layout al fine di dare la migliore percezione. Inoltre la
tipologia degli allestimenti deve essere adeguata al livello
dell’evento aggregativo per evitare cadute di stile,
con eccessi o manchevolezze nell’attrezzatura e nella
presentazione degli spazi, difetti che ricadrebbero sull’immagine
complessiva dell’azienda organizzatrice.
4. Il controllo del materiale da distribuire.
Normalmente è bene supportare le comunicazioni che
si vogliono dare nell’evento con del materiale illustrativo
su supporto cartaceo e informatico. Esso serve a memorizzare
le informazioni e quindi a rendere più efficace l’output
dell’evento. Anche in questo caso, oltre ad una buona
redazione dei materiali, è importante verificare la
loro disponibilità al momento della distribuzione,
in un numero di copie adeguato ai partecipanti. È bene
arricchire il materiale con un gadget simpatico ed utile (basta
con i portachiavi).
5. La gestione del ritmo degli interventi.
Una parte centrale dell’evento comunicativo è
data naturalmente dalle comunicazioni dei relatori che devono
essere non lunghe (20/30 minuti), focalizzate e ben alternate.
Per arrivare a questo risultato sarebbe anche utile un “regista”
in grado di assegnare la parola, di collegare le varie relazioni,
di intervenire per moderare e sostenere, secondo il caso.
Essendo giunti a metà esposizione, Fabio Sala, comprensivo
delle esigenze dell’interlocutore, propose il solito
break; lasciò l’amico nell’area fumatori
e si diresse nel suo ufficio per fare alcune telefonate urgenti.
Il suo editore lo aveva cercato infatti per comunicargli che
una grande libreria milanese aveva dato la disponibilità
della sala per la presentazione del suo ultimo libro sul management
innovativo, e per questa iniziativa si era anche assicurato
la presenza di una famoso giornalista economico e di un importante
top manager internazionale.
La presentazione era stata fissata per il sabato della successiva
settimana.
Tornato nella sala riunioni Fabio Sala chiese a Paolo Navini
se voleva essere presente e lui rispose affermativamente,
visto che era al mattino.
Nel tardo pomeriggio si sarebbe infatti aperta la mostra personale
di pittura della moglie Anna, e per questo a sua volta restituiva
l’invito.
Fecero qualche battuta su questo affollarsi di eventi professionali
e personali prima che Fabio Sala riprendesse con l’illustrazione
delle fasi di svolgimento degli eventi aggregativi.
6. Gli incontri personalizzati di approfondimento.
Non bisogna dimenticare che un evento aggregativo serve a
creare relazioni. Naturalmente sono necessari momenti di comunicazione
collettiva, dati ad esempio dai relatori. Tuttavia è
anche importante consentire momenti di approfondimento tra
i relatori e singoli o piccoli gruppi di partecipanti interessati
ad avere ulteriori informazioni. Se poi i relatori sono manager
dell’azienda, questa disponibilità consentirà
il rafforzamento dei legami con i partecipanti, siano essi,
ad esempio, venditori o clienti, creando relazioni molto utili
per il business.
7. La gestione dei rapporti “extra-sala”.
La forza comunicazionale e relazionale degli eventi aggregativi
nasce sicuramente dalla loro buona organizzazione, con presentazioni
e relazioni interessanti. Ma non va assolutamente sottovalutato
il valore degli incontri informali di corridoio, a tavola,
insomma al di fuori della sala di lavoro. Anche per questo
motivo è importante la scelta residenziale che facilita
l’incontro e lo scambio di relazioni.
8. I rapporti con i media. L’evento
aggregativo non esaurisce la sua area comunicativa all’interno,
ma può avere un’utile proiezione “esterna”.
In ragione della dimensione dell’evento è conveniente
informare la stampa e la televisione. Specie nella dimensione
locale può essere utile all’azienda farsi notare
dalla comunità. Una buona gestione dei rapporti e la
presenza sui media locali rafforzano anche il senso di appartenenza
all’azienda da parte dei collaboratori e aumentano la
sua visibilità per gli altri pubblici.
9. La gestione delle iniziative collaterali.
Come si è detto in precedenza l’evento aggregativo
è una tipica esperienza del modo nuovo di lavorare,
dove sono presenti in diverso mix le conoscenza innovative,
le relazioni, le finalità professionali e le esperienze
personali. È quindi bene organizzare con professionalità
visite o momenti turistici integrativi dell’attività
professionale. Essi si trasformano in momenti di ulteriore
percezione positiva e di fidelizzazione verso l’azienda.
10. L’incontro dei partecipanti con
il top management. L’evento aggregativo va certamente
organizzato e condotto dal management dell’azienda interessato
ai contenuti che verranno trasmessi ed alle relazioni che
verranno attivate. Risulta tuttavia estremamente produttivo
che i partecipanti abbiano la percezione dell’importanza
che l’azienda assegna all’iniziativa. È
pertanto assolutamente consigliabile la presenza del massimo
responsabile, almeno alla riunione di apertura o chiusura,
o alla cena di rappresentanza. Tale presenza è un sigillo
percepito chiaramente circa la priorità data dall’impresa
al rapporto con i suoi stakeholders.
Paolo Navini disse che certamente il suo Presidente avrebbe
dato la massima disponibilità, visto la cultura aziendale
e le strategie che promuoveva. Fabio Sala ne convenne.
Durante il week-end il Direttore di Produzione della Neover
rimpianse il suo lavoro e il suo ufficio.
La preparazione del matrimonio della figlia Michela era di
una complessità impensata.
Gli parve di essere veramente nel film “Il padre della
sposa”.
Accordi con i fornitori dei servizi, trattative sui prezzi,
sui modelli degli abiti, sulle musiche da suonare in chiesa
e al ricevimento, sulle confezioni di confetti, sul menù
diventarono una serie quasi angosciante di impegni che agitavano
sempre di più la moglie, la figlia Michela e anche
l’altra, che pur non essendo direttamente coinvolta,
era come se lo fosse, soprattutto con i consigli sugli abiti,
visto la sua attività nel settore della moda.
E Paolo Navini si trovò veramente nel film citato,
quando anche lui, come Spencer Tracy, strappò la giacca
dell’abito da cerimonia, acquistato “quindici
chili fa”.
Il lunedì mattina accolse il lavoro in azienda come
una liberazione, e si immerse nelle sue attività, con
una concentrazione però che veniva spesso interrotta
dalle telefonate della moglie, che gli parlava sia dei problemi
organizzativi del matrimonio e, come se non bastasse, anche
degli ultimi preparativi della sua mostra personale che si
sarebbe aperta il prossimo sabato.
Ad un certo punto staccò il telefonino, pronto a giurare
alla moglie che non si era accorto della batteria scarica.
Sempre aiutato dalla graziosa assistente di direzione organizzò
gli impegni della settimana, utilizzando anche la pausa di
una colazione insieme.
Per il resto il lavoro alla Neover, era certamente dinamico
ed interessante, e gli aveva ormai fatto dimenticare l’intenzione
di passare gli ultimi anni di attività professionale
con una certa tranquillità e routine.
Il venerdì pomeriggio Paolo Navini era negli uffici
di Promocom a Milano per quello che doveva essere l’ultimo
incontro con l’amico/consulente.
Entrati nella sala riunioni si sedettero al tavolo, di fronte
agli schemi che come al solito erano stati preparati, il senior
partner della Promocom esordì confermando che quella
sarebbe stata l’ultima riunione del ciclo formativo.
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