| |
| |
|
PRIMA PARTE
Una storia di impresa, meeting e alberghi
|
 |
|
Gli eventi aziendali sono di varia natura e la loro tipologia
varia in ragione essenzialmente dell’obiettivo e dei
destinatari della comunicazione che si vuol realizzare.
Si può passare dalle grandi convention a meeting aziendali
mirati ad un pubblico aziendale più ristretto.
Paolo Navini disse che il Presidente gli aveva parlato della
necessità di organizzare eventi con due pubblici importanti
della Neover. Il primo erano i venditori, cioè coloro
che giravano l’Italia per proporre i prodotti dell’azienda.
Essi si sentivano lontani dal resto dell’azienda e soprattutto
impegnati nello “spingere le vendite”.
La nuova cultura e pratica innovativa della Neover richiedeva
invece una forte integrazione aziendale nella logica della
gestione per processi, e inoltre occorreva che le vendite
non fossero spinte, ma fatte in logica “pull”
cioè tirate, sostenute da una buona relazione con i
clienti.
I venditori andavano quindi motivati e preparati ai nuovi
compiti.
Per questo motivo era necessario realizzare un evento aziendale,
magari presso un albergo, per creare clima, motivazione, e
dare informazioni nuove circa la strategia aziendale.
In fondo gli eventi erano fatti per questo, essendo manifestazioni
che permettono a soggetti con diversi ruoli (i manager, gli
esperti, gli operatori) di comunicare tra loro attraverso
l'incontro.
C’era inoltre la necessità, aveva aggiunto il
Presidente durante una delle consuete riunioni del lunedì
pomeriggio, di incrementare, nella logica dell’azienda
aperta, una forte relazione positiva e motivante con i principali
distributori e clienti, magari a cominciare nella nuova area
di espansione commerciale della Neover, che era la regione
Emilia Romagna.
Per queste finalità, aveva concluso il Presidente,
era utile realizzare degli eventi aggregativi, con un centinaio
di partecipanti, per rendere più efficace il lavoro
e più diretta la relazione tra i vari soggetti presenti.
Fabio Sala confermò che le grandi convention erano
certamente valide per richiamare l’attenzione della
stampa e della comunità produttiva sull’azienda,
ma nel caso di una media impresa come la Neover era preferibile
lavorare sulla dimensione dei meeting di minore dimensione,
ma molto ben mirati al contatto con specifici pubblici del
sistema aziendale.
Anche Paolo Navini convenne sulle indicazioni del Presidente
e sulla conferma dell’amico/consulente e disse che queste
erano proprio le iniziative che avrebbe organizzato.
Sarebbe stato quindi utile avere anche una serie di indicazioni
pratiche.
Il senior partner della Promocom rispose che di questi aspetti
se ne sarebbe parlato negli ultimi incontri previsti.
Impiegarono il tempo residuo dell’incontro, dopo la
solita pausa caffè ed ossigenazione nell’area
fumatori, a rivedere i contenuti e i concetti della comunicazione
interpersonale e di impresa.
Verso le diciannove, mentre si stavano salutando, Fabio Sala
disse che andava bene prenotare per la settimana successiva
il week-end a Barcellona, con una minicrociera in partenza
da Genova.
Ne avevano parlato durante la cena al ristorante multietnico,
e lui si era fatto fare il preventivo dall’agenzia viaggi.
Paolo Navini rispose che anche la moglie era d’accordo.
Sarebbe stato un modo piacevole e rilassante di stare insieme,
tornando al gusto del “viaggio lento” del mare
rispetto alla frettolosità del viaggio aereo.
Quando Paolo Navini tornò a casa trovò ad attenderlo
la figlia maggiore Michela, la dottoressa, come la chiamava
scherzosamente lui da quando si era laureata.
A cena Michela annunciò di avere una comunicazione
importante da fare. Aveva deciso di sposarsi con Piero, il
suo fidanzato da cinque anni.
Paolo Navini rimase con il cucchiaio della minestra a mezz’aria.
La notizia in sé non era sconvolgente, era certamente
importante, e anche bella. Certo che per un padre il matrimonio
della figlia è un evento che sottolinea il suo passaggio
all’età adulta e il necessario distacco dalla
famiglia.
Ripresosi, Paolo Navini commentò con una battuta che
certo era un periodo di comunicazione ed eventi.
Augurò, con un po’ di forzatura emotiva, tanta
felicità alla figlia e passò alla sua amata
bistecca, un po’ per fame e un po’ per nascondere
l’emozione. La figlia si alzò, lo abbraccio,
gli diede una bacio sulla fronte e disse che con le notizie
non aveva finito. Paolo Navini posò forchetta e coltello
e si mise in attesa.
La dottoressa gli disse che aveva anche deciso di sposarsi
entro due mesi, perché poi avrebbe seguito il marito
negli Stati Uniti per un anno, in quanto lui aveva accettato
un incarico all’estero, utile per la sua carriera.
Paolo Navini percepì, dopo l’ansia per la notizia
del matrimonio, un certo stato di angoscia, vedendo la sua
cara figlia non solo fuori di casa, ma lontana migliaia di
chilometri.
Ma era sempre capace di fare battute liberatorie e, rivolgendosi
sorridendo alla moglie, disse che avrebbe sopportato il distacco,
ma non delle esorbitanti bollette telefoniche, perché
già la vedeva chiamare spesso e volentieri la figlia
a New York.
Inevitabilmente la serata si chiuse con la richiesta di figlia
e madre di aiutarle nell’organizzazione efficace dell’evento
matrimonio.
In fondo era lui il manager di famiglia e anche quello che
studiava la comunicazione per eventi con il suo amico consulente
Fabio Sala.
Nel week-end cominciò a preparare una check list delle
cose da fare e delle decisioni da prendere per il matrimonio
e fu preso dal panico.
Abiti, chiesa, confetti, pranzo, inviti, regali, fiori, orchestra,
auto per gli sposi, accordi economici, budget dei costi, spese,
si affollarono nella sua mente e nella check list che stava
preparando.
Per fortuna lo rilassava il suo senso dell’umorismo
e della teatralità e gli parve di recitare, come Spencer
Tracy, nel bellissimo film “Il padre della sposa”.
Sorrise tra sé e sé e si accinse a diventare
un organizzatore di matrimoni.
Nell’incontro del venerdì pomeriggio sia lui
che Fabio Sala non portavano i consueti abiti formali, ma
avevano i pantaloni sportivi e le polo.
Dopo l’incontro infatti sarebbero venute le mogli e
insieme si sarebbero imbarcati a Genova per la minicrociera
a Barcellona.
Naturalmente Paolo Navini diede subito all’amico la
notizia del matrimonio della figlia e gli raccontò
che aveva passato tutto il precedente fine settimana a fare
la lista delle operazioni preparatorie.
Fabio Sala si complimentò per la notizia, che lui attendeva
invano dal figlio, e aggiunse che il matrimonio è un
evento che va preparato e organizzato, in una certa misura
come un meeting aziendale.
In effetti, gli rispose Paolo Navini, era così grande
l’impegno che aveva profuso nell’ultimo week-end
per impostare i preparativi.
Il senior partner della Promocom gli mise davanti una vera
e propria check list ed esordì dicendo che nella comunicazione
per eventi aggregativi, l’effetto positivo nasceva innanzitutto
da una buona programmazione dell’iniziativa.
Come sempre occorre “combattere dopo aver vinto”,
secondo il vecchio detto cinese, cioè creare tutte
le condizioni di successo.
Con un occhio all’orologio per terminare il lavoro prima
che arrivassero le mogli, si misero quindi al lavoro nella
consueta sala riunioni.
Fabio Sala cominciò a spiegare le varie fasi del processo
di pianificazione di un evento aggregativo, come poteva essere
un meeting con i venditori o con i maggiori clienti.
|
| <<
indice |
La
progettazione degli eventi aggregativi >> |
| |
|
 |
|
|
 |
| |
 |
| powered
by
Hi-Net |
| |
Latipologia
degli
eventi aziendali
|
|
|