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PRIMA PARTE
Una storia di impresa, meeting e alberghi
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Si poteva a questo punto fare una grande suddivisione tra
comunicazione pubblicitaria, realizzata attraverso varie modalità
e media e la comunicazione per eventi.
Quest’ultima era molto significativa perché agiva
anche sul piano relazionale che, come si era visto negli incontri
precedenti, era un aspetto prioritario nei moderni sistemi
di impresa aperta.
Pur essendo ancora importante, la comunicazione mediatica
viene sempre più integrata dalla comunicazione per
eventi. Ed è questo un trend indiscutibile. Se infatti
trent’anni fa il rapporto era 4 a 1, attualmente gli
investimenti nella comunicazione per eventi hanno superato
l’altro tipo di comunicazione.
È inoltre riconosciuto da tutti gli esperti che il
rapporto costi/benefici è nettamente a favore della
comunicazione per eventi.
La dispersione della comunicazione tradizionale risulta infatti
elevata in quanto il messaggio è generalizzato e non
sufficientemente attrattivo. Gli eventi invece individualizzano
la comunicazione e soprattutto generano efficaci livelli relazionali,
se ben realizzati. Tutto questo perché il “contatto”
impresa/cliente è nel secondo caso fortemente personalizzato.
Queste valutazioni di efficacia erano ancora più opportune
per un’azienda come la Neover che vendeva soprattutto
a distributori o grandi utenti, più facilmente individuabili
e relazionabili.
Paolo Navini ne convenne e notò come la scelta strategica
del Presidente fosse determinata da una cultura organizzativa
molto allineata con le nuove caratteristiche del business.
Fabio Sala lo confermò e, proseguendo nella sua esposizione,
richiamò gli eventi aggregativi citati nell’incontro
precedente.
Per un’azienda essi potevano essere riferiti all’incentivazione
delle vendite, alle esposizioni, alle convention, alle presentazioni
di prodotto per i vari pubblici.
Gli disse che gli eventi erano essenziali per informare, fidelizzare,
motivare i vari pubblici dell’azienda; dai clienti,
ai collaboratori, ai distributori, fino alla comunità
in cui essa opera.
Naturalmente si trattava di realizzarli bene, altrimenti si
sarebbe avuto l’effetto opposto.
Ma che essi fossero indispensabili alla vita organizzativa
dell’impresa era ormai fuori discussione.
Il loro incontro fu più breve del solito perché
Fabio Sala doveva prendere l’aereo per Londra.
Si salutarono cordialmente e si lasciarono.
Paolo Navini scese in strada e accese subito la sua amata
sigaretta.
Salito in macchina si diresse verso casa, anticipando al telefonino
che sarebbe arrivato per l’ora di pranzo.
Consumò un veloce piatto unico e, mentre si stava preparando
ad un insperato riposino, perché la sera precedente
si era addormentato tardi, la moglie Anna gli ricordò
l’impegno ad aiutarla nell’organizzazione della
mostra personale. Per il primo pomeriggio, sapendolo libero,
aveva fissato un appuntamento con il proprietario della galleria
per definire i costi della mostra.
Paolo Navini, un po’ colpevolizzato dal fatto che durante
la settimana non era a casa e soprattutto per la sua buona
disponibilità, non fece obiezioni e la accompagnò
all’incontro. Alla fine di questo decise che era più
redditizio lavorare nell’arte che nelle vernici perché,
anche se era abile nelle contrattazioni, dovette sottoscrivere
un impegno di spesa significativo. Senza dirlo alla moglie,
pensò che per non perderci, praticamente si sarebbero
dovuti trovare acquirenti per quasi tutti i quadri esposti,
cosa improbabile. Ma non sempre si opera per un fine economico.
Passò il resto del week-end ad aiutare la moglie a
stampare gli inviti, preparare gli elenchi, esaminare tutti
gli aspetti organizzativi: gli sembrava di essere rimasto
in ufficio.
Quasi con un senso di liberazione tornò il lunedì
mattina a Verona.
In quella settimana erano previste le visite che il Presidente
aveva organizzato in alcune imprese del Gruppo paterno.
Accompagnato dalla sua assistente, partecipò a quelle
visite e comprese come fosse stata di qualità la scuola
imprenditoriale dove era cresciuto professionalmente il suo
Presidente.
Le aziende erano molto ben strutturate ed organizzate, con
un clima positivo tra i collaboratori. L’unico difetto
forse era la presenza ancora rilevante del vecchio padre imprenditore,
sicuramente un leader, che avrebbe tuttavia dovuto preoccuparsi
di creare una squadra di alto livello per la successione organizzativa.
D’altra parte era noto che personaggi così forti
generano qualche difficoltà in chi gli sta attorno.
Forse anche per questo il suo Presidente aveva deciso di realizzare
in modo autonomo l’esperienza della Neover.
Mentre tornavano a Verona il giovedì sera Paolo Navini
e la sua assistente si fermarono a cena in un locale tipico
della zona.
Il venerdì pomeriggio arrivò a Milano molto
in forma e soddisfatto. A Fabio Sala che gliene chiedeva ragione,
disse che il lavoro andava molto bene.
Il senior partner della Promocom era anche lui in forma. Il
meeting di Londra, in cui aveva svolto la relazione centrale,
era andato molto bene e l’azienda organizzatrice gli
aveva proposto un contratto di consulenza molto interessante
professionalmente e molto vantaggioso dal punto di vista economico.
I due amici ripresero la formazione personalizzata parlando
dell’evento aziendale come fatto di comunicazione.
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