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PRIMA PARTE
Una storia di impresa, meeting e alberghi
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In questo caso vanno tenute presenti cinque dimensioni del
servizio da soddisfare per creare buone relazioni con i clienti,
ma anche con gli altri attori interessati all’impresa.
Navini era particolarmente interessato a queste conoscenze,
in quanto ammetteva che erano integrative della sua “cultura
della produzione”.
L’amico/consulente gli disse che, dalle ricerche effettuate,
per i clienti erano risultate prioritarie queste cinque dimensioni
del servizio.
1. L’affidabilità, cioè
la capacità di realizzare il servizio promesso in modo
affidabile e preciso. Specifiche del prodotto, tempi di consegna,
fatturazione dovevano cioè essere quelle promesse.
Su questi, e altri fattori riconducibili all’affidabilità,
la Neover, ad esempio, si giocava un terzo della qualità
del servizio percepita dal cliente.
2. La capacità di risposta. È
la seconda dimensione valutata dal cliente. Essa è
la volontà dell’azienda di aiutare i clienti
e di rispondere alle loro aspettative con prontezza. Ci vuole
impegno e tempestività nel rapporto con il cliente,
per essere apprezzati.
3. La capacità di rassicurazione,
definita come competenza e cortesia dei collaboratori dell’azienda
e la loro capacità di ispirare sicurezza. Nelle relazioni
fiduciarie tipiche della nuova era è importante considerare
questa dimensione “rassicurante” del servizio.
4. L’empatia. Se la relazione è
importante, assumono rilevanza gli aspetti di individualizzazione
del servizio e della cura del singolo cliente. È infatti
inevitabile che nella relazione ci siano anche componenti
emotive, che vanno caratterizzate positivamente.
5. Gli aspetti tangibili. Nella logica del
servizio la componente materiale non è forse la più
significativa, anche se il suo peso varia nei vari contesti
produttivi, ed è sempre collegata ad uno standard elevato
di qualità. Gli aspetti tangibili fanno riferimento
alle specifiche di prodotto, ma anche alle strutture fisiche,
alle attrezzature, addirittura all’aspetto del personale
ed agli strumenti di comunicazione.
Fabio Sala interruppe la sua esposizione, vedendo nell’amico/allievo
i segni di una lieve agitazione. Riconobbe i sintomi di astinenza
dal fumo e lo accompagnò nella consueta area riservata.
Lui infatti era molto rigoroso nel rispetto delle norme igieniche
ambientali e non permetteva di fumare altrove negli uffici
di Promocom.
Navini si alzò soddisfatto, sfilò dalla tasca
il pacchetto di sigarette, ne estrasse una e se la tenne spenta
fra le labbra fino all’area riservata, dove l’accese
prontamente.
Mentre bevevano, lui il caffè, e Sala un orzo, arrivò
Marco, il figlio di quest’ultimo. Paolo Navini riconobbe
a fatica nel giovane consulente il bambino che vent’anni
prima giocava con sua figlia, durante una vacanza che fecero
insieme le due famiglie.
Marco Sala si era laureato in Scienze dell’Educazione
e scoprì che anche la figlia di Navini si era appena
laureata nello stesso corso.
I due genitori commentarono che questi eventi erano motivo
di grande soddisfazione certamente, e anche un segnale del
cambiare delle stagioni della vita.
Tornarono nella sala riunioni per svolgere la seconda parte
del loro incontro del venerdì pomeriggio.
Fabio Sala gli parlò dell’importanza della percezione
e delle aspettative di qualità da parte di tutti i
pubblici interessati all’output aziendale.
Gli fece l’esempio della qualità vista dal lato
del cliente, ma il discorso poteva essere ampliato agli altri
interlocutori dell’azienda.
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Le
cinque dimensioni
del servizio
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