INTRODUZIONE

Oggi non si vince più da soli. Il “problema più importante”, come recitava una vecchia canzone di Adriano Celentano, non è quello di trovare una ragazza di sera, ma è quello di trovare partners operativi in grado di contribuire alla creazione di valore nel proprio settore di attività.
Un’azienda nel passato poteva avere successo essenzialmente grazie alle competenze interne. Buoni ingegneri e buoni operai producevano certamente buone automobili e, se c’erano buoni operatori di marketing e commerciali, si riusciva anche a venderle con successo.
Lo stesso si può dire per il settore turistico. La buona iniziativa dell’imprenditore alberghiero e un gruppo di collaboratori capaci, erano la sostanziale garanzia della qualità del servizio e della soddisfazione del cliente.
Oggi tutto questo è ancora importante, anzi forse lo è di più, ma non basta.
Le automobili diventano sempre meno un prodotto autonomo e sempre più una parte del servizio di trasporto che viene offerto al cliente, comprendendo il mezzo, l’assistenza, l’assicurazione e così via.
Nel settore turistico occorre fare sistema tra operatori.
In particolare l’operatore della ricettività turistica si trova anche ad operare molto con un cliente speciale, quali sono gli altri operatori di aziende, associazioni, organizzazioni che utilizzano la fornitura della ricettività, come componente di una loro fase produttiva e di servizio.
Negli alberghi si va in vacanza, ma oggi molto si lavora.
Infatti la trasformazione della nostra società produttiva da manifatturiera a società di servizi, incorpora nei processi di lavoro l’organizzazione di eventi, di momenti di incontro e di aggregazione, che hanno bisogno di una struttura ricettiva, sia per uso giornaliero che residenziale.
E il successo del convegno (usiamo questo termine generale per indicare un evento aggregativo) tra operatori di un’azienda, o l’iniziativa di quest’ultima verso i clienti, è molto legato alla sapiente combinazione di un lavoro comune tra l’organizzatore dell’evento e l’operatore della ricettività.
Nella soddisfazione del cliente il “servizio centrale” cioè l’evento è molto condizionato dal contesto e dalle condizioni organizzative in cui esso avviene.
Conviene quindi a tutti gli operatori interessati saper lavorare bene insieme.
Ma lavorare bene insieme significa soprattutto intendersi e comunicare adeguatamente.
Nel “lavoro sistemico” che caratterizza il presente, e sempre più il futuro, la qualificazione dei singoli operatori deve essere integrata dalla qualità comunicazionale tra gli stessi.
Per far ciò occorre avere basi e conoscenze comuni, che facilitano il lavoro insieme. E una prima condizione è sapere delle esigenze e delle caratteristiche del lavoro dell’altro per creare un servizio di qualità, dove, in questo caso, la qualità dell’albergo supporta la qualità dell’iniziativa che viene lì organizzata.
Può infatti capitare che tra l’organizzatore del convegno e l’operatore della ricettività non vi sia uno scambio adeguato di informazioni e questo può creare problemi nell’individuazione delle esigenze dell’uno e nella capacità di risposta dell’altro.
Un primo problema è dato dalla comprensione comunicativa. Occorre che i linguaggi siano comprensibili per l’altro.
Ricordo i racconti di mia nonna, quando ero bambino. I cinquantenni come me, forse sono stati l’ultima generazione che ha avuto la fortuna di avere vicino i nonni che raccontavano le storie e le favole. Per me le favole migliori erano le storie vissute da loro, i loro episodi di vita. Nello stacco generazionale, che nell’Italia degli anni ’50 era anche rafforzato da un significativo cambiamento degli standard di vita, grazie all’avvio dello sviluppo industriale, quelle storie evocavano un mondo con tanta diversità.
Mia nonna mi raccontava che subito dopo la seconda guerra mondiale, con la rinata democrazia, tutti partecipavano ai comizi nei quali parlavano i rappresentanti politici.
E il commento che spesso sentiva era che non avevano capito quello che dicevano, ma parlavano bene.
Certamente lei, come tanti altri del suo ceto sociale, era affascinata dall’eloquenza, dai paroloni, ma certo quei politici non erano un buon esempio di una comunicazione efficace.
Insieme a tanti altri contenuti di racconti, anche più importanti, queste sue affermazioni sono diventate per me un insegnamento, grazie al quale ho sempre cercato di preoccuparmi che l’altro comprendesse le mie affermazioni.
Oggi la comprensione della comunicazione diventa fondamentale per lavorare bene assieme, anche tra operatori di diversi settori.
C’è poi un problema in più che è dato da quella che potremmo definire la “fretta comunicazionale”.
Di comunicazione ce n’è tanta, forse troppa. Allora il messaggio per distinguersi deve essere gradevole, affinché possa essere recepito.
Occorre insomma combinare scorrevolezza e informazione.
Tutte queste osservazioni portano alla scoperta di una doppia centralità nel lavoro sistemico di oggi.
Da un lato è sempre più evidente la centralità del rapporto con il cliente dove recentemente acquista accanto al contenuto del servizio, una sempre maggior importanza la relazione, che va efficacemente gestita.
Il CRM (Customer Relationship Management) fornisce approcci, metodi e strumenti per gestire la relazione al meglio con il cliente per l’azienda e l’organizzazione interessata.
Meno evidente, ma fondamentale nel sistema di creazione del valore, è quello che io definisco il PRM (Partners Relationship Management) cioè la gestione efficace di una relazione con i fornitori, che diventano veri e propri partners nella creazione di valore per il cliente finale.
Il settore dell’ospitalità alberghiera si presta in modo specifico a realizzare questa partnership, proprio per le interazioni citate tra eventi e struttura nella percezione e nelle aspettative della qualità del servizio da parte dell’utente.
Diventa quindi importante lo scambio di informazioni e l’aiuto reciproco, che nasce dal miglioramento anche delle reciproche prestazioni dell’organizzatore di eventi e dell’operatore alberghiero.
Il comunicare informazioni allora può essere anche realizzato non solo parlando di sé, ma anche del lavoro dell’altro.
Mi pare effettivamente attenta alla gestione del rapporto con il partner e soprattutto innovativa, l’idea del Gruppo Fabbri Hotels di offrire agli operatori di aziende, associazioni e organizzazioni responsabili della gestione di eventi aggregativi, informazioni utili per favorire il miglioramento della loro attività professionale, e quindi della qualità del lavoro di sistema che contribuisce alla creazione di valore per il cliente.
In coerenza con quanto prima affermato si è poi scelto di utilizzare la formula del racconto.
Forse c’è nostalgia delle storie, o più semplicemente esiste la necessità di avere a disposizione formule di comunicazione più facilmente accessibili e, per quanto possibile, più attraenti.
Esiste in merito già una significativa letteratura manageriale che utilizza questa modalità.
Ovviamente la formula narrativa è il tramite per veicolare informazioni utili al miglioramento della professionalità delle persone interessate.
In questo lavoro voluto da Fabbri Hotels si sono utilizzate queste modalità e questi contenuti riferiti a due contesti operativi diversi.
L’intercalare delle situazioni del racconto con il contenuto informativo consente probabilmente una migliore comunicazione e quindi un più efficace apprendimento.
Abbiamo di conseguenza preparato due racconti che riproducono situazioni concrete e possibili di interazione fornendo, attraverso la narrazione, un insieme di informazioni ed indicazioni forse utili a migliorare la professionalità di quanti organizzano eventi aggregativi per aziende, associazioni, organizzazioni.
Anche in questo caso applichiamo le nuove logiche del lavoro sistemico per la creazione di valore.
Nell’interazione fornitore/cliente nel passato la debolezza dell’uno era una condizione di forza dell’altro, un vantaggio competitivo nella contrattazione conflittuale.
Oggi non è più così. Migliorare reciprocamente la propria professionalità significa creare le condizioni di forza per tutto il sistema di creazione del valore per il cliente finale.
Si tratta allora di incrementare “l’intelligenza del sistema” dando così ragione ad un proverbio giapponese, che cito nei corsi e che qualche dirigente partecipante ha poi esposto nella sala riunioni. Questo proverbio dice che “nessuno di noi da solo è più intelligente di tutti noi assieme”.
È infatti sui processi di apprendimento che si fonda lo sviluppo delle Organizzazioni, consentendo ad esse di mantenere e migliorare continuamente i processi di scambio con i loro clienti.
E la conoscenza nasce dalla reciprocità, dal far circolare le informazioni. Così si cresce. Arthur Miller, che non era giapponese a prova dell’universalità di questi approcci, diceva che “se io ho un dollaro e tu hai un dollaro, e ce li scambiamo, rimaniamo con un dollaro a testa. Se tu hai un’idea e io ho un’idea, e ce le scambiamo, avremo due idee a testa”.
Siamo nell’era della conoscenza: la leva principale per fare business, dicono gli esperti. Certamente la sua diffusione è la condizione per un lavoro migliore insieme.


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