Il
Professore disse che ora, anche per rimanere nei tempi previsti
del loro incontro, si poteva passare alla terza fase del modello
formativo proposto: la conduzione in aula.
In questa parte avrebbe esposto quelli che erano i principi
fondamentali del comportamento del docente, la gestione delle
situazioni problematiche che si potevano creare e la focalizzazione
sulla finalità centrale da perseguire.
Il Professore disse che in base alla sua esperienza, ormai
pluridecennale, aveva definito un elenco di 5 principi, a
suo giudizio utili in tutti i contesti, dalla formazione del
top management alle lezioni universitarie.
Questo era l’elenco dei principi.
1. La cortesia. Ciò significa l’esclusione
di ogni comportamento del docente che dia percezioni di arroganza,
mancanza di rispetto dei corsisti, freddezza. L’aggressività,
nelle sue varie forme, è sempre indicatore di debolezza.
2. La positività. Il compito del formatore
è quello di credere e contribuire al miglioramento
delle persone. Non si può quindi non essere positivi;
occorre “vedere la bottiglia mezza piena” e credere
nel valore del proprio lavoro.
3. L’autorevolezza. È l’espressione
della professionalità del docente, in quanto consente
ai corsisti di riconoscere l’utilità del suo
contributo e di sentirsi rassicurati nelle iniziative di cambiamento
della loro azione organizzativa, utilizzando le conoscenze
acquisite.
4. La preparazione. Fondamentale è
“ricominciare da capo” ogni volta, cioè
preparasi sempre con cura, come se fosse la prima volta esperienza
in aula. Ciò consente di non abbassare la guardia cadendo
nella routine e di migliorare continuamente, con grande vantaggio
per sé e per gli altri.
5. Humor. Un docente “musone”
non funziona nella comunicazione. Se si vuole trasformare
i corsisti in un “hot group”, un gruppo caldo,
che lavora bene insieme con entusiasmo, bisogna trasmettere
calore e simpatia. Un ottimo espediente è concedersi
dell’autoironia, che rende simpatici. Attenzione invece
all’ironia, che può generare forte antipatia.
Il giovane Direttore della Formazione di Intercom, rimase
sorpreso della sistematicità e della semplicità
di quelle indicazioni fondamentali per il comportamento del
docente in aula.
Il Professore parve leggergli nel pensiero e gli disse che,
contrariamente a quanto si crede, la qualità in ogni
cosa è data dalla semplicità essenziale e non
dalla complessità indistinta.
Gli ricordò una frase di Bruce Lee, che non fu solo
un famoso attore, ma anche un innovatore nelle arti marziali,
una frase che lui citava spesso nei corsi di formazione manageriale:
“La qualità è ogni giorno qualcosa di
meno, non qualcosa di più. Sbarazzati di ciò
che non è essenziale”.
Marco Santini ammirò la capacità del Professore
di “sintetizzare l’essenziale” e si preparò
di buon grado ad ascoltare l’ultima parte dell’esposizione.
A proposito di arti marziali, disse il Professore, anche in
aula qualche volta bisogna affrontare dei combattimenti, nel
senso di risolvere delle situazioni problematiche.
La prima situazione critica è quella che si genera
quando ci sono persone o gruppi di corsisti poco comunicativi.
Non succede spesso, se si è fatto quanto finora esposto,
ma nel caso che ciò avvenisse il problema è
cercare il contatto con i corsisti, attraverso domande utili
a farli interloquire e magari intuire le ragioni del distacco.
La relazione con i discenti è prioritaria rispetto
all’esposizione del contenuto, che altrimenti sarebbe
come un seme che cade su un terreno arido.
La seconda situazione problematica è quando invece
i corsisti, e soprattutto qualcuno di loro, sono troppo loquaci.
Spesso succede che chi eccede negli interventi voglia mettersi
semplicemente in mostra.
La gratificazione può essere un sedativo, non certo
il contrasto, magari accompagnata da una “regia”
che chiama a intervenire anche gli altri partecipanti.
Infine la terza situazione problematica è quella della
ingovernabilità del gruppo. Se dipende da cause interne
forse non sono stati applicati bene i 5 principi di comportamento
del relatore.
Nel caso specifico occorre quindi riprendere un comportamento
allineato a questi principi, magari aiutato dalla mobilità
in aula, stando in piedi, avvicinandosi ai vari corsisti,
e modificando il tono della voce per attirare l’attenzione.
Certamente per quest’ultimo problema anche l’uso
degli audiovisivi può essere importante.
Il Professore disse infine che tutto il lavoro di progettazione,
preparazione e conduzione d’aula doveva mirare a trasformare
il gruppo discenti/docente in una “comunità di
apprendimento” fortemente energetica, motivata e in
grado di scambiarsi al meglio conoscenza ed esperienze.
La “comunità didattica” realizzata durante
i corsi sarebbe stata utilissima per dare un contributo alla
realizzazione della “comunità organizzativa”
di Intercom, finalizzata a perseguire la Via della Qualità
e dell’Eccellenza, con persone e reparti altamente preparati
ed efficacemente integrati.
Per realizzare questo obiettivo anche “l’ambiente
fisico” dove svolgere i corsi dovrà essere adeguato,
ma di questo se ne sarebbe parlato nell’incontro successivo.
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