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SECONDA PARTE
Una storia di formazione aziendale e alberghi
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Innanzitutto
spiegò la necessità del lavoro di programmazione
della formazione in Intercom.
Pregò il giovane Direttore di considerare con attenzione
il fatto che era proprio la nuova formazione la prima verifica
della cultura aziendale, che l’Amministratore Delegato
voleva affermare. Realizzare una cattiva formazione sarebbe
stato disastroso, perché avrebbe fatto perdere credibilità
a tutto il Percorso per l’Eccellenza di Intercom. D’altra
parte sarebbe stato contraddittorio proporre la Qualità
Aziendale con corsi di bassa qualità formativa.
Marco Santini condivise questa valutazione e si apprestò
con attenzione a seguire le indicazioni del Professore, ben
sapendo che si giocava anche la sua credibilità, oltre
che la fiducia del top management.
Inoltre gli piaceva l’idea di “attivare”
anche in aula la sua laurea in Scienze dell’Educazione
e di portare nell’area formativa un gruppo di collaboratori,
che poi sarebbe diventato il suo “piccolo esercito”
per vincere la battaglia dell’Innovazione, della Qualità
e dell’Eccellenza in Intercom.
Il Professore gli disse che era quindi necessario curare bene
la progettazione del piano formativo per realizzare le tre
seguenti condizioni.
1. Evitare difetti in grado di ridurre la
Qualità Formativa e di generare conseguenti inutili
costi aziendali.
2. Realizzare un intervento non generico,
ma fortemente legato alle caratteristiche ed alle strategie
di sviluppo di Intercom.
3. Favorire concretamente nuovi comportamenti
organizzativi, cioè modi di operare in linea con la
nuova visione aziendale.
In conseguenza a quest’ultimo punto la formazione doveva
sostanzialmente rispondere a tre esigenze.
a. Aiutare i dirigenti e gli operatori di
Intercom nella verifica dei propri paradigmi organizzativi
e nella formulazione di una nuova cultura organizzativa, fondata
su nuovi consapevoli valori e priorità.
b. Fornire conoscenze utili per aumentare
il proprio bagaglio informativo sia rispetto al contesto ambientale
in cui opera Intercom, che in riferimento alle modalità
operative adatte ad un nuovo tipo di azienda.
c. Contribuire alla diffusione della nuova
competenza professionale, con le componenti indicate con il
modello delle 7C, con una competenza a 360° in grado di
generare effettivamente un nuovo comportamento organizzativo
in Intercom, indispensabile per trasformare in risultati concreti
gli obiettivi strategici indicati dall’Amministratore
Delegato.
Per realizzare una buona qualità formativa era necessario
adottare un modello progettuale articolato in quattro fasi.
1. La progettazione generale.
2. La preparazione della lezione.
3. La conduzione in aula.
4. La verifica migliorativa.
Marco Santini notò come il professore, con la coerenza
che gli era tipica, applicava i contenuti formativi che proponeva.
Stava infatti usando uno dei metodi della Qualità Totale
citati nel precedente incontro, il ciclo PDCA (pianificare,
fare, verificare, migliorare).
Seguì quindi con maggiore attenzione la sua esposizione,
che del resto era fluida e sempre chiaramente comprensibile.
Il Professore spiegò che in questo caso occorreva già
applicare la capacità realizzativa per trasformare
gli obiettivi strategici di Intercom (nuova cultura e prassi
della Qualità Totale e dell’Eccellenza) in risultati
(progettazioni, attività e comportamenti organizzativi
ispirati al nuovo paradigma aziendale).
Si trattava allora di progettare il miglior processo di congiunzione
tra obiettivi e risultati.
Gli propose di seguire una scaletta di 8 punti che a suo parere
evidenziava i passaggi fondamentali della fase di pianificazione
formativa.
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La
preparazione della
attività formativa
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