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SECONDA PARTE
Una storia di formazione aziendale e alberghi
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Il Professore gli disse che aveva individuato sette passaggi
per un percorso di progettazione e di sostegno alla creazione
di nuovi processi formativi in Intercom in grado di attivare
la nuova visione proposta dall’Amministratore Delegato.
Ogni passaggio poteva essere l’oggetto di un incontro
a cominciare dall’attuale, che avrebbe proseguito se
la segretaria avesse portato ancora l’ottimo caffè
della volta precedente.
Marco seguiva sempre con interesse l’esposizione del
Professore che integrava cordialità e professionalità
con battute tendenti a non fare diventare mai noiosa la discussione
ed a sollecitare invece un ascolto efficace.
Il Professore chiese a Marco di indicargli quale era secondo
lui il problema chiave da affrontare per realizzare l’innovazione.
Anche se lui era il cliente e il Professore il formatore,
Marco Santini non riusciva tuttavia a non sentire una certa
soggezione; ma questo non lo infastidiva, semmai si trasformava
in una maggiore predisposizione all’ascolto e all’apprendimento.
Cercò quindi di rispondere adeguatamente concentrandosi
sul valore delle strategie dell’azienda, sulla loro
possibilità di renderla più innovativa e competitiva.
Il Professore lo lasciò parlare per alcuni minuti,
poi cortesemente lo interruppe dicendo che a suo parere il
vero problema era come trasformare i giusti obiettivi strategici
in risultati concreti attraverso un miglioramento generale
dei processi gestionali.
In fondo di buone intenzioni e di belle strategie erano pieni
i cassetti delle “aziende di insuccesso”.
Andava sempre ricordato che la “strategia è operatività”.
Il valore dell’obiettivo strategico esiste soltanto
quando esso diventa un risultato utile per qualcuno (i clienti,
i collaboratori, gli azionisti, la comunità locale).
Il problema fondamentale pertanto era quello di sviluppare
in Intercom una diffusa capacità realizzativa, in grado
appunto di trasformare gli obiettivi in risultati.
Ciò a cominciare dal nuovo Ufficio Formazione che “doveva”
essere in possesso di contenuti e di processi capaci di contribuire
a sviluppare questa capacità realizzativa, in grado
di creare cultura e prassi della Qualità e dell’Eccellenza
attraverso l’apprendimento.
In ciò bisognava credere e avere la copertura/condivisione
del top management.
Marco si ricordò delle tre condizioni di cui gli aveva
parlato l’Amministratore Delegato e cominciò
a pensare che stavano muovendosi su comuni fonti di conoscenza.
Ciò era un vantaggio sicuramente importante per il
successo del suo compito.
Si trattava allora di realizzare la terza condizione: la conduzione
attraverso un modello di riferimento e il sostegno a realizzarlo.
Chiese allora al Professore di illustrargli, poiché
erano ormai alla fine della riunione, i sette passaggi per
realizzare un efficace progetto di formazione in grado effettivamente
di aiutare Intercom a realizzare le sue strategie innovative.
Franco Sacconi gli elencò così i sette steps.
1. Acquisire capacità realizzativa,
a cominciare dall’Ufficio Formazione.
2. Evidenziare le finalità dei processi
di apprendimento innovativo, per affermare una nuova definizione
del concetto di competenza, molto più adatto ai nuovi
tempi.
3. Fare una scelta di contestualizzazione
della formazione in grado di facilitare la logica di comunità
organizzativa, lo sviluppo delle relazioni e un alto livello
di apprendimento dei contenuti. Per questo era necessario
puntare sulla formazione residenziale.
4. Individuare concetti e contenuti formativi
in grado di dare gli approcci, i metodi, gli strumenti e l’organizzazione
per consentire ad Intercom di avviarsi con successo sulla
via dell’Eccellenza.
5. Preparare un gruppo di formatori interni
in grado di collaborare con il Direttore della Formazione
nella progettazione, nella conduzione e nella valutazione
delle attività di apprendimento. Ciò avrebbe
creato alleanze nei vari reparti operativi di Intercom e avrebbe
diffuso la cultura della formazione innovativa, globale, non
solo tecnica.
6. Individuare di strutture alberghiere adeguate
per creare il miglior contesto ricettivo, utile a favorire
il successo dei processi formativi.
7. Valutare le prime esperienze formative
dal punto di vista globale nelle varie fasi; dalla progettazione,
alla conduzione, all’ospitalità per realizzare
miglioramenti futuri.
Marco Santini rimase affascinato, come succedeva all’Università,
dalla lucidità espositiva del Professore, dalla sua
capacità di centrare le esigenze reali e di organizzare
le risposte con molta logica e sistematicità.
Gli chiese di illustrargli la risposta al problema chiave
evidenziato, la capacità realizzativa, che il Professore
aveva introdotto all’inizio della riunione.
Franco Sacconi gli disse che il concetto e la pratica della
capacità realizzativa sono molto presenti nelle migliori
esperienze organizzative, vissute in logica imprenditoriale.
La capacità realizzativa infatti consente di collegare
la strategia all’operatività completando così
il vero processo di creazione del valore.
Non ha senso, gli spiegò, avere ottimi piani e obiettivi
se poi questi non vengono realizzati.
Gli ricordò cosa diceva ai tecnici ed agli architetti
quando era presidente di un consorzio nazionale per la qualità
dell’abitazione. Ricordava loro che la gente non abita
nei progetti delle case, ma nelle case fatte. Pertanto la
capacità realizzativa deve consentire un allineamento
tra la qualità progettuale e la qualità esecutiva.
Marco Santini gli chiese di esplicitare questo concetto.
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I
sette passaggi della
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