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SECONDA PARTE
Una storia di formazione aziendale e alberghi
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Contrariamente ai suoi predecessori, abituati a parlare innanzitutto
di budget e risultati operativi, l’Amministratore Delegato
aveva focalizzato il suo intervento sulla cultura aziendale.
Nel suo intervento alla riunione dei dirigenti aveva chiaramente
affermato che il successo dell’operazione era soprattutto
legato alla creazione di una cultura organizzativa nuova,
fondata su approcci in grado di sviluppare tra i collaboratori
una mentalità adeguata a realizzare la Qualità,
anzi l’Eccellenza, nella produzione e nel servizio di
Intercom.
Occorreva avere nuove priorità quali la capacità
di soddisfare il cliente, il collaboratore, il fornitore e
in genere la comunità locale di riferimento.
Tutto ciò avrebbe permesso di realizzare un alto valore
percepito da parte di tutti quanti erano interessati alle
attività dell’azienda, migliorando con loro i
processi di scambio.
Per Intercom si trattava allora di avviare una grande attività
di sviluppo dei propri fattori immateriali (i valori, la cultura,
i comportamenti organizzativi), generando quindi una vera
e propria comunità organizzativa in grado di essere
fortemente integrata e di concentrare le energie nella realizzazione
di prodotti e di servizi eccellenti.
Per realizzare questa dimensione di comunità e per
introdurre la conoscenza di metodi, strumenti e dimensioni
organizzative utili all’eccellenza aziendale, occorreva
fondare il nuovo processo di sviluppo di Intercom su un grande
processo di apprendimento, dove la formazione aziendale doveva
essere la componente principale.
Il vecchio capo della formazione di Intercom se ne era andato
poco prima della fusione, in quanto, avendo raggiunto l’età
pensionabile, era nella condizione di poter lasciare l’azienda
senza problemi.
In effetti, sapendo delle caratteristiche del nuovo Amministratore
Delegato, non era disposto a modificare le sue tradizionali
attività di responsabile formativo, essenzialmente
concentrate sull’addestramento e sulla tecnicalità.
Durante l’incontro dei dirigenti Marco Santini aveva
posto alcune domande di chiarimento attirando così
l’attenzione dell’Amministratore Delegato.
Del resto Marco aveva sempre avuto interesse ai temi della
formazione e dello sviluppo professionale, tanto che, potendo
scegliere, al momento dell’assunzione aveva deciso di
lavorare nell’Ufficio Personale.
In quella sede però le sue buone intenzioni erano state
un po’ frustrate dalla logica routinaria delle attività.
In sostanza la gestione del personale era semplicemente amministrazione.
Ormai erano due anni che lavorava in quel settore e francamente
stava pensando di cercare nuove opportunità professionali.
Come spesso succede, della sua insoddisfazione se ne era accorto
anche la giovane moglie Alessandra, con cui era da poco felicemente
sposato.
Alessandra lavorava in una casa editoriale, come redattrice,
e gli parlava spesso delle dinamiche organizzative presenti
nella sua azienda. Gli confermava, tra l’altro, che
anche da lei non c’era un’esaltante politica di
sviluppo del personale e che questo si rifletteva in modo
evidente sull’impegno per la qualità e l’eccellenza
delle produzioni editoriali.
Il discorso dell’Amministratore Delegato di Intercom,
così diverso dalla routine che sembra diffusa negli
ambienti di lavoro, aveva molto interessato Marco Santini.
Fu quindi con molta curiosità, e con qualche preoccupazione,
che salì le scale per un incontro con l’Amministratore
Delegato ai primi di luglio.
L’ufficio del “Capo” era luminoso e sobrio,
in quanto non conteneva nessun simbolo che richiamava il suo
ruolo e il suo potere. Tutto era molto funzionale e “solare”.
L’ambiente del resto era perfettamente complementare
allo stile dell’Amministratore Delegato, cordiale nei
rapporti, chiaro nelle dichiarazioni degli obiettivi e attento
alle aspettative dei propri collaboratori.
Con il suo stile tipico, l’Amministratore Delegato disse
a Marco Santini che aveva apprezzato l’attenzione e
l’accuratezza delle sue domande durante l’incontro.
Si era inoltre informato sul ruolo di Santini nell’Ufficio
del Personale e aveva avuto conferma dei suoi interessi per
lo sviluppo professionale e sulla sua affidabilità
realizzativa.
Gli disse pertanto che era sua intenzione offrirgli l’opportunità
di dirigere l’Ufficio Formazione, che lui considerava
una leva causale fondamentale per generare apprendimento e
quindi favorire i processi di sviluppo della Intercom, centrati
sui fattori immateriali. Ciò l’avrebbe resa un’impresa
competitiva grazie all’eccellenza dei suoi prodotti
e servizi.
Marco Santini fu piacevolmente sorpreso dalla proposta. Poteva
essere l’occasione per realizzare contenuti di lavoro
decisamente più rispondenti alle sue aspettative, molto
centrate sullo sviluppo delle professionalità e delle
persone.
Naturalmente l’impegno lo preoccupava. Era pur vero
che si era laureato sei anni prima in Scienze dell’Educazione,
avendo scelto quel corso in coerenza con i suoi interessi,
ma poi concretamente aveva svolto attività impiegatizie
e soprattutto l’esperienza in corso si era rivelata
più vicina all’esperienza amministrativa che
a quella formativa.
Rispecchiando lo stile dell’Amministratore Delegato,
con il quale sentiva di trovarsi bene, gli espresse seduta
stante da un lato il suo piacere per la proposta, ma anche
tutte le preoccupazioni per l’adeguatezza al ruolo di
Responsabile della Formazione Intercom.
L’Amministratore Delegato gli sorrise e disse che si
trattava di applicare quello che doveva poi favorire nei suoi
colleghi: cioè la voglia e la capacità di apprendere,
di imparare cose nuove. Lui aveva circa vent’anni di
più del trentenne Marco Santini e gli disse che nel
futuro il lavoro sarebbe continuamente mutato nei contenuti
e nei ruoli. L’unica cosa certa rimarrà la necessità
di imparare a cambiare ed innovarsi.
Quanto alla mancanza di esperienza nel campo della formazione
in azienda, ciò che a prima vista sembrava uno svantaggio,
poteva invece rivelarsi un punto di forza, in quanto non avrebbe
subito il condizionamento di pratiche formative tradizionali.
Certo aveva bisogno di tre condizioni per svolgere bene il
suo ruolo di Direttore dell’Ufficio Formazione di Intercom,
disse il “Capo”.
La prima condizione riguardava lui innanzitutto, Marco Santini.
Doveva continuare a credere nel valore dello sviluppo professionale
delle persone di Intercom e avere interesse a fornire loro
opportunità di crescita.
La seconda condizione era l’allineamento del suo ruolo
alle strategie aziendali. Queste ora puntavano alla creazione
di una cultura e di una prassi organizzativa mirata alla Qualità
e all’Eccellenza. Su questo fronte non avrebbe avuto
nessun problema, in quanto tutto il nuovo top management di
Intercom concordava sulla scelta di fare dei fattori immateriali
la leva di sviluppo della nuova azienda e quindi avrebbe sostenuto
le iniziative dell’Ufficio Formazione.
La terza condizione era avere un maestro che gli fornisse
un modello di riferimento per organizzare al meglio i processi
formativi.
Occorreva pertanto una figura di consulente/consigliere in
grado di indicargli come fare nella predisposizione di un
processo formativo di qualità, adeguato alle nuove
esigenze di Intercom. Su questo Marco Santini poteva scegliere
la collaborazione che preferiva.
Dopo aver accettato l’incarico, che sarebbe divenuto
operativo da settembre, Marco andò in ferie con Alessandra.
In effetti Marco non aveva il “cervello da impiegato”,
ma era il tipico dirigente che ama darsi da fare, analizzare
situazioni, progettare soluzioni, prendere iniziative, insomma,
come si suol dire, fare un piano e poi attivarlo.
Era forse per questo che la testa gli andava un po’
per conto suo, mentre era sulla magnifica spiaggia del Mar
Rosso.
Sua moglie Alessandra, con la quale era stato fidanzato per
tanti anni e che quindi lo conosceva bene, si divertiva nel
gioco di chiedergli cosa stava dicendo, mentre lo vedeva concentrato
nei suoi pensieri. Lui, come sempre succede in questi casi,
ripeteva meccanicamente le ultime parole di Alessandra, ma
al fatto che fosse attento non ci credeva nessuno dei due.
Del resto Marco le aveva parlato con entusiasmo della nuova
opportunità professionale, e Alessandra si rendeva
bene conto che un lavoro gratificante non avrebbe fatto bene
solo a lui, ma alla coppia.
Anche in questo i due giovani si rivelarono una coppia moderna,
dove le dinamiche relazionali personali e professionali si
intrecciano e il successo, lo star bene assieme, nasce dall’equilibrio
di queste componenti e non dall’esclusione di una delle
due.
L’interesse per il lavoro non impedì ai due giovani
di godersi le vacanze. Vacanze che divennero più piacevoli,
quando Marco scoprì come realizzare la terza condizione
di successo nel suo nuovo compito.
Sul suo impegno e sul sostegno dell’azienda non c’erano
dubbi.
Per quanto riguardava il consulente gli venne in mente la
figura del suo Professore di Organizzazione Aziendale all’Università.
Non era un accademico, era un Professore a contratto, chiamato
ad insegnare dopo una pluridecennale esperienza di formatore
e consulente aziendale.
La sua aderenza alla realtà, i casi concreti che citava,
la capacità relazionale, erano stati fattori che avevano
determinato il successo del corso e il ricordo positivo suo
e di molti altri studenti.
Marco Santini decise che rientrato in azienda a settembre
lo avrebbe chiamato, chiedendogli se era disposto ad aiutarlo
in questo lavoro di realizzazione dei nuovi processi formativi
in Intercom.
Assaporò con un certo orgoglio l’idea di poter
essere il committente di un suo ex-docente. Era desideroso
di mostrargli che stava facendo carriera, ed era altrettanto
certo che al suo Professore avrebbe fatto piacere vedere il
successo di un suo studente.
Di questo ne era certo. Non dimenticava infatti la commozione
del suo maestro delle elementari, quando l’aveva incontrato
e gli aveva detto di essersi laureato a pieni voti in Scienze
dell’Educazione. Il maestro l’aveva abbracciato,
sostenendo poi che era più facile farlo quando era
piccolo, e non un ragazzone così.
Liberato da questo pensiero, che gli era venuto sulla battigia,
Marco lo comunicò ad Alessandra spingendola di forza
in mare e abbracciandola sott’acqua. Riemersi, Alessandra
si accorse che ora “c’era tutto” e che potevano
godersi ancora meglio le ferie.
Al rientro nella sede di Milano di Intercom il nuovo Direttore
dell’Ufficio Formazione era molto motivato e pronto
ad attivare il piano di lavoro.
Non perse tempo a contattare Franco Sacconi, il suo ex-professore
di Organizzazione Aziendale.
Al telefono la voce del Professore era sempre molto cordiale
ed al tempo stesso energica. In questo non era cambiato. Marco
chiese se poteva incontrarlo e gli espose sinteticamente quali
erano le sue esigenze.
Franco Sacconi gli disse che poteva andare da lui il giovedì
della settimana successiva alle dieci.
Marco Santini era a conoscenza del fatto che il suo Professore
aveva anche assunto incarichi al massimo livello in un’Agenzia
di Sviluppo Locale, che aveva ideato e progettato e che era
stato scelto per dirigere. Lui aveva accettato, pur riservandosi
la possibilità di svolgere ancora la sua attività
di consulente e di docente.
Alle 10 di giovedì 12 settembre il professor Sacconi
entrò nell’ufficio del Direttore della Formazione
Intercom, suo ex-studente. Il Professore aveva qualche capello
grigio in più, ma il suo modo deciso di muoversi e
di argomentare non era affatto cambiato.
La segretaria di Marco portò loro un caffè ed
ambedue la ringraziarono con un sorriso.
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