PRIMA PARTE
Una storia di impresa, meeting e alberghi


La nuova Mercedes correva veloce sull’autostrada per Verona. Paolo Navini era al volante della sua nuova auto, che aveva acquistato utilizzando una parte della liquidazione dell’azienda che aveva lasciato.
Nella sua ormai trentennale attività nel settore delle vernici, aveva percorso tutti i gradini della carriera professionale nell’area della produzione.
Aveva iniziato l’attività come chimico in una grande impresa del settore, dove lavorava agli impianti continui, con turni che coprivano tutto l’arco della giornata.
Con il matrimonio e con il progredire della sua crescita professionale, aveva scelto di passare in una media azienda produttrice di vernici, con un lavoro di maggiore responsabilità. Una responsabilità che era cresciuta fino a portarlo ad occupare il ruolo di Direttore della Produzione.
Dopo più di vent’anni desiderava cambiare e, animato dalla voglia di verificare la sua professionalità anche in nuovi contesti, aveva accettato l’offerta di dirigere la produzione nella fabbrica italiana di inchiostri di un grande gruppo multinazionale.
In un primo tempo la nuova collocazione aziendale era stata certamente stimolante, ma con il passare di qualche anno si rese conto che quel posto non faceva per lui. I frequenti spostamenti all’estero lo allontanavano troppo dalla famiglia, a cui era molto legato. Si sentiva il punto di riferimento nel rapporto con la moglie e le due figlie adolescenti, e riteneva necessaria una presenza costante.
Inoltre non apprezzava le dinamiche di potere e la forte competitività all’interno del gruppo dirigente della multinazionale chimica.
Lui era sostanzialmente molto interessato ai processi produttivi, alle tecnologie e quindi si trovava a disagio nei contesti non strettamente produttivi.
Lasciato il gruppo multinazionale era entrato, in attesa di una migliore collocazione, in una piccola azienda.
Erano passati più anni del previsto e quindi aveva accolto con piacere la proposta di fare il Direttore di Produzione in una nuova azienda del settore a Verona.
Nel frattempo infatti le figlie erano cresciute. La maggiore delle due si era anche laureata e la seconda, interessata al settore della moda, lavorava in una nota boutique.
La nuova proposta di lavoro, che aveva accettato, si dimostrava interessante. Doveva organizzare e avviare una nuova azienda.
Paolo Navini aveva quasi cinquantacinque anni e gli piaceva l’idea di utilizzare la sua esperienza trentennale per aprire una nuova azienda.
Certamente sarebbe stata un’esperienza interessante, che poteva concludere al meglio la sua carriera di Direttore di Produzione nel settore chimico.
D’intesa con la famiglia, alla quale dava molta importanza, si accingeva quindi a questa nuova attività lontano, ma non troppo, dalla sua residenza milanese. Del resto la moglie Anna da vari anni si interessava alla pittura e molta parte del suo tempo lo impiegava a dipingere, a seguire corsi e preparare mostre.
Aveva pertanto anche lei da fare, e non avrebbe sentito troppo la mancanza del marito, per qualche giorno alla settimana.
Dopo essersi sistemato in albergo, Paolo Navini raggiunse la sede della nuova azienda, che si trovava vicino.
Il Presidente era un quarantenne che aveva maturato un’esperienza imprenditoriale nelle aziende paterne, sempre operanti nell’area chimica.
Individuando delle opportunità produttive, aveva poi deciso di entrare nel settore delle vernici.
Da vero imprenditore aveva collegato all’opportunità di business anche il desiderio di sperimentare in prima persona le capacità di gestione e di sviluppo acquisite sotto la guida del padre, un imprenditore di grande fama.
Questi lo aveva infatti incentivato ad iniziare l’avventura imprenditoriale, invitandolo a circondarsi di collaboratori qualificati, condizione a suo giudizio indispensabile per il successo di un’impresa.
Paolo Navini era stato chiamato fin dall’inizio a partecipare al progetto della nuova azienda.
La cosa lo aveva entusiasmato, in quanto poteva già nella fase iniziale utilizzare la sua esperienza. Aveva potuto così selezionare e disegnare gli spazi, scegliere gli impianti e assumere il personale che riteneva più adeguato.
Molto spesso si era trovato ad essere condizionato da fattori ambientali, tecnologici e da personale non sempre adeguato.
Questa nuova esperienza gli sembrava pertanto una situazione quasi idilliaca per ogni Direttore di Produzione, e certamente gli avrebbe consentito di concludere positivamente, e con una certa tranquillità, la sua attività professionale nei prossimi cinque anni.
Intendeva infatti lasciare il lavoro appena raggiunte le condizioni per la pensione, e dedicarsi ai viaggi ed alle attività culturali, soprattutto al teatro.
Da giovane, quando era studente, aveva calcato le scene con delle compagnie dilettantistiche e ricordava sempre con piacere quell’esperienza.
Ma, come si suol dire, aveva fatto i conti senza l’oste, che in questo caso era il Presidente.

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Il trasferimento
a Verona